The day after #PoliticsTTT: appunti, ringraziamenti e cose così

Tra chi attendeva gli esiti elettorali e chi attendeva di sapere chi sarebbe stato il nuovo Papa, personalmente il day after che temevo di più era proprio questo. Ieri, a circa un mese dalle politiche 2013 si è svolto l’aperitivo digitale #PoliticsTTT, a Roma, Milano, Genova, Bologna, Lecce e Corato (BA).

Il mio terzo aperitivo con quelli del SociaLab TTT e il secondo al quale partecipo come collaboratrice ed è stato per noi una prova del nove: Sara (con me nella foto in basso) è entrata a far parte della squadra, abbiamo scelto una nuova location, abbiamo affinato la formula grazie ai suggerimenti dei partecipanti all’evento precedente.

PoliticsTTT alla CAE (ROMA)

Un collage di foto dell’evento. Grazie a Valentina Cinelli per aver fotografato l’ingombrante bacchetta tweet e a Davide Arnesano per avermi fotografata con Sara di Pietrantonio

La location della Città dell’Altra Economia, oltre a dare all’evento una certa aura radical chic, ci ha regalato un’atmosfera accogliente e allo stesso tempo professionale e, cosa di non poco conto, ha permesso un’organizzazione perfetta dal punto di vista strettamente logistico.

La scommessa sul tema della politica, vista attraverso le lenti dei social media, era un’arma a doppio taglio: si tratta dell’argomento che, per eccellenza, è di interesse collettivo, ma si tratta anche di un tema scomodo, che facilmente sobilla gli animi e il rischio di passare dall’osservazione del fenomeno da un punto di vista professionale al dibattito politico era dietro l’angolo.

Siamo riusciti a parlarne con il giusto distacco, ma senza cadere nel baratro della noia. Questa volta, più che a far emergere strumenti di diretta utilità professionale, com’era già accaduto a #EventsTTT, ci siamo focalizzati sull’analisi della politica sui social media, grazie alla presenza di due ospiti che, ciascuno a suo modo, cercano di facilitare il contatto tra cittadini e politica attraverso il web social. Alessio Biancalana che ha parlato del progetto #TwitAntonio di Spaghetti Open Data e Vittorio Smaldore di OpenPolis, che ha portato l’app Voi Siete Qui, si sono presentati come osservatori privilegiati del fenomeno dell’esplosione della politica sui social media. Una prospettiva di osservazione un po’ diversa, quella satirica dei cinque autori di Acido Lattico e di Lercio che sono stati con noi: Alfonso Biondi, Aldo Benassi, Eddie Settembrini, Giuseppe Coppola e Daniele Rielli, fuoriusciti della palestra di Luttazzi, hanno regalato alla serata il punto di vista scanzonato di chi fa ridere e riflettere allo stesso tempo (e con i comici al governo, il punto di vista della satira è quanto mai illuminante).

Detto questo ci è venuta fame ed è per questo che il prossimo veneto sarà molto pesante, a livello calorico nonché lipidico: siamo pronti a presentarsi, in data da definirsi intorno a fine maggio, l’evento su social media e cibo #FoodTTT. Iniziate a seguirci:

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E adesso, come fanno le primedonne quando vincono qualcosa, pur essendo l’anti-primadonna e non avendo vinto niente, ho davvero voglia di ringraziare quelli che sono stati con me in quest’avventura: tutti i ragazzi dell’associazione che ogni due mesi rendono possibile questa impresa collettiva e cross-urbana, ma soprattutto il team romano con cui lavorare è più un onore che un onere, tutti i partecipanti che vengono ad animare i nostri eventi e li fanno funzionare davvero, tutti gli ospiti che di volta in volta si prestano a questa piccola arena pubblica.

Tra i tanti indicatori di il successo dell’evento, io ne prediligo uno: il numero di persone che vanno via col sorriso sulle labbra sono la misura di una serata ben riuscita.

#PoliticsTTT: politica & social media, ne parliamo mangiando Jenuino

PoliticsTTT: locandina

#PoliticsTTT: Social Media e Comunicazione Politica

C’era Monti col suo cagnolino in braccio e Bersani che grazie a qualche ironico buontempone in braccio teneva un piccolo leopardo. C’era Beppe Grillo a decantare una democrazia fatta di persone, tramite un blog che porta solo il suo nome. C’era chi guardava alla social media analysis come un antico oracolo avrebbe scrutato nelle viscere di un gatto morto e c’è stato chi poi ha scritto che bisogna ancora affinare gli strumenti di ricerca.

Con le elezioni 2013, la politica è esplosa sui social media tra meme, fail e tentativi più o meno goffi da parte dei candidati di presidiare l’universo dei social network. Ancora oggi, a un mesetto dalle elezioni, l’agitazione social in merito agli eventi e ai personaggi della politica italiana sembra particolarmente resistente: basti vedere il traffico determinato dai post sul sudetto Grillo su blog che fino all’altro ieri non si occupavano di politica.

Non è un caso se è proprio il rapporto tra comunicazione politica e social media sarà al centro del prossimo aperitivo del SociaLab TTT: il #PoliticsTTT si svolgerà contemporaneamente in sei diverse città e sarà visibile anche in streaming grazie alla tecnologia di Enter.

A Roma avremo il piacere di discutere l’argomento in una nuova, spaziosa e suggestiva location, la Città dell’Altra Economia. Con noi ci saranno due ospiti che sapranno darci interessanti chiavi di lettura relative al rapporto tra politica, cittadini e social media.

Alessio Biancalana di Spaghetti Open Data, che verrà a raccontarci #TwitAntonio un’applicazione web per mettere in contatto cittadini e candidati parlamentari durante le politiche 2013.

Vincenzo Smaldore di OpenPolis per il progetto Voi Siete Qui un test politico basato sul web per aiutare i cittadini ad orientarsi rispetto ai programmi politici. 

E come ciliegina su una torta già ghiotta, abbiamo l’aperitivo a KM 0 di Jenuino. 

Un po’ di link per non perderci di vista:

#PoliticsTTT a Roma, Milano, Genova, Bologna, Lecce e Corato. 

Per restare aggiornatissimi seguite l’hashtag su Twitter: #PoliticsTTT.

Per vedere in diretta streaming una delle sei città in cui si svolge l’evento (o tutte a turno), seguiteci su Enter.

Ma, soprattutto, se volete venire a trovarci iscrivetevi qui!

Con chi bazzica la capitale, ci vediamo sabato 23 marzo, alle 18:30, Città dell’Altra Economia, zona Testaccio.

#EventsTTT sabato 26 al COWO 360 si parla di social media ed eventi con il @SociaLabTTT

EventsTTT Locandina Orizzontale

Cominciamo con l’outing: sono entrata da poco a far parte del gruppo romano dell’associazione SociaLab TTT, quindi il 26 mi vedrete agghindata in versione semi-pro mentre accolgo ospiti, soci, curiosi e simpatizzanti al COWO 360 per l’aperitivo digitale #EventsTTT.

L’evento

Come dice chiaramente il titolo, che è anche l’hashtag che stiamo usando su Twitter abbiamo invitato una serie di ospiti per parlare del rapporto tra social media ed eventi. L’aperitivo diventa un momento di incontro informale in cui alcuni ospiti raccontano le proprie esperienze e strategie digital ruotando intorno al file rouge della promozione degli eventi, che è il tema della serata.

L’evento si svolgerà in contemporanea in cinque diverse città: Roma, Milano, Bologna, Lecce e Genova.

A Roma l’appuntamento è alle 18:30 al COWO 360, in via Vacuna 96. Ed ecco gli ospiti presenti a parlare con noi di eventi e strategie social:

  • Erik Simonsen – Cleanweb Hackathon
  • Eleonora Bove – Roma Sound Service
  • Antonio Dell’Atti – Italia Camp
  • Fabiano Taliani – Ourstyle

Per maggiori informazioni vi lascio alla pagina dell’evento romano sul sito del SociaLabTTT.

Il SociaLab TTT

Il SociaLabTTT nasce sul finire del 2011 allo scopo di diffondere la cultura digitale, attraverso una serie di eventi di auto-formazione in cui professionisti di vari settori si incontrano per raccontare le proprie esperienze e strategie applicate al mondo dei social media. Oggi, attorno al collaudato format degli aperitivi con sede in diverse città, si è costituita una associazione culturale, la quale oltre che sul fronte del networking si impegna anche nella formazione e nella promozione della sostenibilità.

A questo punto vi starete chiedendo che tipo di gente siamo. Le persone che compongono il SociaLab TTT sono web-designer, social media manager, startupper. Gente legata a doppio filo col web e con i social media, 33 markettari, come ha scritto qualcuno, che hanno messo su un laboratorio virtuale per imparare e scambiare conoscenza.

Gente che crede nel principio dello scambio delle idee… vi ricordate quell’aforisma, di George Bernard Shaw?

Se tu hai una mela, e io ho una mela, e ce le scambiamo, allora tu ed io abbiamo sempre una mela ciascuno. Ma se tu hai un’idea, ed io ho un’idea, e ce le scambiamo, allora abbiamo entrambi due idee.

George Bernard Shaw

Ecco, noi abbiamo capito benissimo che non siamo fruttivendoli e che nel mondo dell’immateriale e della creatività condividere quello che si sa significa crescere insieme.

Che altro aggiungere? Vi ordino di iscrivervi e di partecipare!

EventsTTT Locandina Verticale

YouApocalypse: Grazie a Dio è la fine del mondo!

C’era quello che si preoccupava di sapere a che ora fosse la fine del mondo, che l’ultimo spettacolo non se lo voleva perdere. C’è quello che dice che no, la fine di Gaia non arriverà, certo se potessimo avere un occhio di riguardo per l’ambiente sarebbe anche un po’ meglio. E poi ci sono queli che salutano gaiamente la fine del mondo per come lo conosciamo e si sentono così… bene.

Adesso un appuntamento per la fine del mondo ce l’abbiamo un po’ tutti: settato in calendar qualche centinaio di anni fa da un popolo estinto di cui non sappiamo granché.

Che cosa riuscirà a salvarsi alla fine del mondo? Ma un video, è ovvio!

YouApocalipse

 

Condividi la tua fine del mondo

Superati i quindici minuti di celebrità di warholiana memoria, oggi la fama si guadagna attraverso un minuto e mezzo di video che, come in Cloverfield ci sopravviverà oltre il disastro globale. Almeno, questa è l’idea delle due aquilane che hanno lanciato il provocatorio progetto YouApocalypse tramite un blog (ecco le regole per partecipare al film collettivo sul 21 dicembre) e una pagina Facebook.

Il progetto di creare un video sulla visione collettiva dell’ultimo giorno mi attrae non poco. Sarà che anche io l’ultimo spettacolo non me lo voglio perdere, sarà la chiave social del progetto o l’incontestabile capacità di viralizzare l’idea dimostrata da Marta Ronzone e Sara Di Pietrantonio. Io, per garantirmi un posto in prima fila, mi iscrivo al canale YT. Mancano solo otto giorni, dai, dai dai!

Tra televisione e social network l’advergame e il nuovo format di iLIKE.TV

L’altro giorno mi sono ritrovata dentro uno spot televisivo, la mia faccia andava in onda persino sul tg nazionale: magie dell’advergame (come dice la parola, pubblicità/gioco con cui gli utenti possono interagire). Parlo della curiosa campagna pubblicitaria di iLIKE.TV, che tra Facebook e affissioni sui tram cittadini di Milano e Roma, sta facendo riecheggiare e (letteralmente) girare il claim “Io vado in onda. E tu?”.

Su Facebook gira il loro spot virale che interagisce con il profilo di ogni utente: così tutti sono protagonisti dello spot, poiché vede al suo interno i contenuti del proprio profilo. In questo caso la scelta di un advertising aggressivo sui social network è perfettamente in linea con il target (14 -34) e con il concept della nuova televisione. iLIKE.TV, edita da Arkimedia, è fruibile su Sky (canale 170), su digitale terrestre, su YouTube in streaming 24 ore al giorno e all’interno dell’applicazione Facebook dedicata. Il suo proposito è creare una piattaforma di contenuti televisivi che interagisca continuamente con i suoi spettatori tramite i social network. Un progetto ambizioso, che si nutre della condivisione e del coinvolgimento degli spett-attori.

iLIKEtv

iLIKE.TV

L’interazione con il flusso dei contenuti del canale è possibile attraverso un’app gratuita. All’applicazione, sia per iPhone sia per Android e altri sistemi operativi, si può accedere solo attraverso il proprio account Facebook – da parte mia spero che in futuro ci siano altre possibilità per chi non è sul social network per eccellenza o per chi non vuole condividere le proprie informazioni. Le sue funzioni sono al momento quattro: l’instant messaging, la possibilità di comunicare il proprio status, la creazione di piccoli album fotografici a tema con le immagini presenti sulla propria pagina Facebook e la possibilità di vedere il risultato di ciascuna di queste attività in diretta sul canale.

Dal mio punto di vista iLIKE.TV rappresenta senz’altro un punto piuttosto evoluto, anche se non (ancora) il punto d’arrivo di un processo di mediamorfosi televisiva.

Era la fine degli anni Novanta quando Fidler, uno studioso della comunicazione, si era accorto che la vecchia formula della lotta per la supremazia mediale aveva poca vita davanti. Video Killed the Radio Star (cantavano quelli)… ma davvero? E anche se fosse, avrebbe potuto la Rete uccidere il video? L’idea di Fidler era semplice quanto rivoluzionaria: la sua teoria, se vogliamo, è l’antico motto “nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma” applicato ai media e prende il nome di ascendenza classica di mediamorfosi.

Da un po’ di tempo si osservano corteggiamenti e avvicinamenti tra tivù e web: mentre il web diventa sempre più ricco di contenuti video e web-tv, la televisione tradizionale include personaggi pescati dal web (vedi Social King) oppure dialoga con i social media (molte trasmissioni usano gli hashtag su Twitter in maniera consapevole e utile). In questo contesto di caccia agli utenti televisivi più giovani (di cui per decenni si è paventata la fuga), iLIKE.TV è un ibrido da tenere d’occhio per scoprire, nei prossimi mesi, quanto il canale saprà tenere fede a questa sfida e crescere con essa.

Multitasking o distratti?

Multitasking

Per anni ci siamo fatti riempire la testa con l’idea che l’uomo del futuro sarebbe stato multitasking – dico l’uomo e non la donna, perché è credenza diffusa l’idea che quest’ultima lo sia già e abbia anzi un vantaggio evolutivo sul campo. Io stessa mi vanto di questa abilità congenita e mi arrabbio quando non sono in grado di far funzionare il mio cervello come un computer con tante finestre aperte. Proprio in questi giorni lo IAB ha diffuso i dati di una ricerca che dimostra che le abitudini degli italiani siano sempre più influenzate dalla frenesia di fare più cose allo stesso tempo. L’italiano medio in panciolle davanti alla tv è diventato l’italiano medio in panciolle davanti alla tv con lo smartphone o il tablet in mano. Io fino a qualche anno fa appartenevo a quella schiera di snob che dichiaravano di non guardare la tv, da quando vivo sola ho ricominciato, ma mentre guardo un programma sono spesso intenta a commentare sui social network, ad approfondire su Google o anche a lavorare su progetti che non hanno nulla a che fare con quello che gira in televisione.

Il problema è che inizia a venire meno una cosa che un tempo chiamavamo concentrazione. La concentrazione mi ha permesso di studiare e imparare qualcosa e dalla concentrazione priva di rumori di fondo vengono la maggior parte delle cose di cui vado orgogliosa. Non metto in dubbio che possa esistere un momento in cui fare entrare molti stimoli, una sorta di social-brainstorming attraverso il quale assorbire e scambiare idee… ma non è che mescolare troppo i piani possa portarci a non riuscire più a capire quello che stiamo ascoltando né ad esprimere efficacemente quello che stiamo pensando? Sempre in questi giorni mi è saltato agli occhi questo provocatorio discorso del designer italiano Paolo Cardini su TED: il suo umorismo vale una risata, ma quello che dice merita un attimo di seria riflessione.

Paolo Cardini: forget multitasking, try monotasking

Qualcuno ha già studiato gli effetti dell’essere multitasking a tutti i costi nello studio e sul lavoro (ho già affrontato il tema dell’overload social), forse sarebbe ora di iniziare a chiedersi quali possano essere le conseguenze sulla vita sociale e sulla democrazia?

La penna, il calamaio e i social media

Un tempo c’era la siepe con dietro l’infinito e davanti ad essa un ingobbito giovinotto intendo a scrivere versi immortali. La maggior parte delle persone non sapevano nemmeno leggere e comunque le pecore e le mucche messe insieme erano più numerose dei cristiani.

Snoopy nei panni di uno scrittore

Oggi che tutti abbiamo un computer, uno smartphone, un accesso alla rete, un tablet e un crescente numero di social network nei quali postare i contenuti più vari, far arrivare le proprie parole a qualcun altro è molto difficile. Lo scrittore di ieri poteva essere un eremita, un lupo solitario, un indomito segaiolo mentale. Lo scrittore di oggi può ancora essere un segaiolo, ma è costretto a rivedere la separazione un po’ troppo radical e non più chic tra l’artista e il mercante, tra l’animo puro e l’animale sociale. Chi vuole tirar fuori le classiche pagine dal cassetto dei desideri, deve armarsi di santa pazienza e diventare esperto di PR, social media marketing, personal branding, presenzialismo e paraculaggine.

A parte gli scherzi, questo articolo di Umbazar che ha provato a usare Storify per promuovere un libro (senza mai citarne i contenuti), mi ha spinta a riprendere il tema cercando di raccogliere qualche risorsa utile.

TEASING – Social Spin-off

Da uno scrittore ci si aspetta creatività e in questo caso essere creativi significa avere la capacità di generare curiosità intorno al tema o alla storia che il libro contiene. Non esite una ricetta valida per tutti: bisogna saper guardare la propria opera come un prodotto, capire quale sia il mezzo migliore per promuoverla e tessere una storia intorno alla storia.

  1. #1 Un blog attraverso il quale cementare il vostro personal branding di scrittore?
  2. #2 Una serie di account fake, che interagendo tra di loro realizzano una sorta di spin-off twittero del vostro racconto?
  3. #3 Una board di note ipertestuali su Pinterest?

Sono solo alcuni spunti, altri potreste trovarli in questo articolo su Mashable. Qualunque strumento scegliate, l’importante è non smettere di fare quello che sapete fare meglio: raccontare.

NETWORKING – Social Network per scrittori

Circoli letterari, scuole di scrittura, tendenze letterarie hanno insegnato agli artisti di ogni epoca la potenza della circolazione delle idee. Possiamo essere da meno? In questa lista di Squidoo non c’è che l’imbarazzo della scelta. E magari fate anche un giro sull’italiano Medeo di cui vi ho parlato un annetto fa con un altro post.

WRITING – Staccare la spina

C’è da dire una cosa, per essere del tutto onesti: nel rumore di fondo continuo dei social network è facile farsi trasportare dal flusso e non si riesce più a trovare il tempo per scrivere senza cavalcare l’onda del pensiero altrui. Ogni tanto staccate il cavetto, spegnete la wireless, ritiratevi in montagna, al mare, nel sottoscala, dove vi pare. Scrivete.

A proposito di #StartUp: TendyBox e il perfetto mix di comunicazione e prodotto

Vi ricordate quando un ancora affascinante Mel Gibson, amante seriale dagli irresistibili occhi blu, si accorgeva di non avere capito un cazzo di quello che realmente vogliono le donne? In anni di onorata carriera sessuale, sentimentale, ma anche professionale, era passato immune attraverso decine, forse centinaia di donne che gli ronzavano attorno dalla mattina alla sera senza mai indovinare i loro desideri.

Vi ricordate quando arriva la prima svolta in What Women Want? Una rampante collega dell’agenzia pubblicitaria gli consegna una scatola colma di prodotti per il benessere femminile, sfidandolo a trovare un’idea per colpire il target. Quella scatola delle meraviglie colma di cerette, lacche e non mi ricordo quali altri cosmetici, per il povero Mel Gibson si trasforma in una fonte di indescrivibili torture. Al contrario, quelli di TendyBox l’idea per colpire il proprio target ce l’hanno tra le mani ed è proprio quella scatola di prodotti tanto temuta e odiata.

La TendyBox è stata presentata da Claudio Capitani in occasione #TTT07 di Roma nello spazio del COWO360, dove si è parlato della relazione che intercorre tra Startup e Social Media (date un’occhiata allo storify dell’evento per sapere quali siano stati i temi caldi della serata). E visto che c’erano in palio una decina di scatole del mese di settembre… non potevo proprio esimermi dal vincerne una! 😉 Nella foto sotto potete vedere l’unpacking.

Come funziona la scatola dei desideri? Ogni abbonata ne riceve una al mese per la cifra tutto sommato modica di di 14€: all’interno della scatola una selezione di nuovi cosmetici da testare. Solo lo spacchettamento rivela il contenuto della scatola, che è infatti una sorpresa per le TendyGirls.

E ora la domanda vera: perché funziona?

L’idea mi è piaciuta molto, perché credo che abbia nella sua semplicità i numeri per raggiungere un pubblico femminile vasto e molto orizzontale. Come è orizzontalmente apprezzata, per le donne di qualsiasi età e provenienza, la cosmesi.

L’esigenza: il bisogno di soddisfare la curiosità, che m’insegnano essere donna, è alla base di un’idea come questa. Non so voi, ma io sono una di quelle fanatiche della novità che quando entrano in un supermercato hanno occhi solo per ciò che non hanno mai visto. Va bene, io sono una vera maniaca della sperimentazione in qualsiasi ambito, ma quando si parla di bellezza siamo tutte alla disperata ricerca del prodotto definitivo per non invecchiare, per far risplendere lo sguardo, per questo o quel difetto. Non so quanti soldi ho speso alla ricerca del mascara perfetto, tanto per fare un esempio.

Word of mouth e social media: chiaramente si tratta di un settore nel quale il passaparola reale e virtuale è il mezzo più potente per la diffusione di un prodotto. Un po’ tutte le tematiche rosa sono al centro delle più vivaci community che popolano il web 2.0: bellezza, cucina e moda sono le regine incontrastate del buzz. E quindi la strategia social di TendyBox che penetra con volontà informativa tra le blogger e le influencer presenti su Twitter e con modalità amichevole su Facebook, parte sicuramente col piede giusto.

Il prodotto: il prodotto fa incontrare la curiosità femminile con la volontà delle case produttrici di prodotti di bellezza di entrare in contatto col proprio pubblico per proporre cosmetici nuovi. Anche nella forma la TendyBox arriva dritto al cuore delle ragazze: packaging vivace e ben identificabile, ma anche un po’ ruffiano con una citazione che coccola la femminilità di chi apre la scatola.

La parola alle ragazze che mi leggono: potrebbe funzionare? Vi abbonereste? Cosa ne pensate?

Giornalismo e social media: e tanti cari saluti alla deontologia

Corriere della Sera - Deontologia

Prima pagina del Corriere della Sera, adesso

Prima pagina del Corriere. Il Corriere della Sera, sì quello lì.

Ora ditemi se questa cosa urta qualcun altro oltre me: un voyeurismo di pessimo gusto che nulla aggiunge alla notizia e che supera non solo i limiti della deontologia, ma anche quelli della comune creanza.

Qualcuno dovrebbe insegnare ai giornalisti che non tutti i contenuti pubblici che vengono dai social network dovrebbero essere sbattuti in prima pagina con tanta disinvoltura.

Un giornalista degno di questo nome dovrebbe impegnarsi a proteggere la dignità umana invece di saccheggiare i morti per qualche impression in più sul sito. Qualunque smanettone può cercare il profilo di una persona morta ammazzata e guardare le foto non coperte da privacy: dovrebbe essere implicito nell’etica di ogni professionista della comunicazione il fatto che questo non costituisca un arricchimento informativo.

Due persone sono morte, per favore.

Couchsurfing: cosa, come e perché?

Non so se succeda solo a me o se sia una cosa piuttosto comune, ma nei periodi di passaggio tra una stagione e l’altra avverto più forte la voglia di cambiare. Non parlo di stagioni nel senso climatico del termine: piuttosto, penso ai momenti in cui svolte apparenti e conclusioni reali si accavallano, mentre ho la sensazione di voler rivoluzionare tutto, cambiare stile di vita… cose così.

Non voglio tirarla troppo per le lunghe con questo preambolo, ma, come penso immaginerete, spesso il cambiamento è più lento e meno radicale di quanto auspicato e per certi versi finisce per assomigliare a un lento scivolamento delle azioni vero il punto al quale la nostra coscienza era già giunta da tempo.

Not All Those Who Wander Are Lost

Scusate, mi sto incartando. La smetto e arrivo al punto. Il punto è che di ritorno dalla Sardegna (se vi siete persi la puntata potete andare a ripescarla, perché io so’ pure meglio di Beautiful), la voglia di cambiare (e viaggiare) si era impossessata di me – ed è ancora qui. Una voglia dinamitica e anarchica, la forza motrice che può scuotere sentimenti come questi e tramutarli in azione.

Vabbè, senza esagerare, diciamo che comincio da azioni semplici, ma che per me sono un vero e proprio rovesciamento del paradigma, come ospitare sul divano di casa viaggiatori che provengono dai quattro angoli del mondo. E ricevere la stessa ospitalità, quando mi va.

Quello che c’è da sapere è che fare couchsurfing, così si chiama questa cosa, è piuttosto semplice e si può iniziare anche subito. Vi aprite un profilo su questo sito qui, un vero e proprio social network per viaggiatori più o meno squattrinati, decidete se volete iniziare con l’aprire la vostra casa o con la richiesta di ospitalità, se volete ospitare ragazze o ragazzi, per quanto tempo e come, quale città vorreste visitare e quando…

Io, ingorda come sempre, ho iniziato con entrambe le cose: ho già invitato a cena una ragazza russa che veniva dal Canada (dove ha abitato per sei anni) e per tre notti è stata da me una ragazza taiwanense, con cui ho fatto anche un po’ la turista. Il che, se abiti a Roma, non è mai un peccato.

Maria Silvia Sanna e Jamie Sun

Io & Jamie sulla terrazza di Castel Sant’Angelo

Il vantaggio per i couchsurfer lo vedono anche i muri: viaggiano di città in città, contenendo il più possibile le spese. Il vantaggio degli ospiti (a parte il tornaconto generico all’interno della community, perché con diverse recensioni positive sarà facile essere ospitati a propria volta) è un po’ meno scontato, ma non è certo la scoperta dell’acqua calda. Ospitare è come viaggiare stando a casa propria, conoscendo persone che per qualche giorno possono aprirti le porte di mondi diversi e che possono mostrarti il tuo mondo da un punto di vista diverso.