Amores Perros: disperatamente Messico

Amores PerrosAmores perros è il primo film del regista messicano Alejandro González Iñárritu: suoi il bellissimo 21 grammi (2003) e il pluripremiato Babel (2006), insieme questi tre film compongono una trilogia tematica sulla morte.La prima scena del film mette subito in chiaro i referenti cinematografici del regista, con una citazione di Le Iene di Tarantino; solo che, al posto di un uomo che muore dissanguato, sul retro dell’automobile c’è un cane ricoperto di sangue che ancora guaisce. E sono proprio i cani (perros in spagnolo) il file rouge di questo film, fatto di tre storie che solo per caso si incrociano.
Tre miserie umane latine, calde e soffocanti. La prima storia è quella di Octavio (interpretato dall’intenso e affascinante Gael García Bernal, in una delle sue prime apparizioni cinematografiche, prima della fama arrivata nel 2004 con I diari della motocicletta e La mala educatiòn), che ama follemente Susana (Vanessa Bauche), moglie del fratello, e sogna di fuggire con lei. La seconda è la storia inquietante di Daniel (Alvaro Guerrero)e Valeria (Goya Toledo), lui per lei – bellissima modella messicana – ha lasciato la prima moglie e due figlie, ma il loro idillio diventa un incubo quando lei perde l’uso delle gambe in un incidente stradale. Infine la storia più intrigante, quella di un vecchio barbone detto El Chivo (Emilio Echevarría), sicario a tempo perso, che non ha ancora chiuso i conti con la sua passata vita sentimentale.
Il film ha un buon ritmo soprattutto nella prima parte, che però difetta nella delineazione psicologica dei personaggi – specialmente quelli secondari, che sono quasi macchiettistici. Mentre nella seconda accade esattamente il contrario. La terza parte mi sembra la più originale e interessante. Nel complesso, il primo film di Alejandro Gonzalez Inarritu è alquanto deludente rispetto ai successivi, pur contenendo in nuce alcune delle cifre stilistiche del regista e del suo sceneggiatore, Guillermo Arriaga (che ha collaborato con lui anche nei film successivi): il collage di storie, la non-linearità, il clima asfittico delle storie.

Indicazioni terapeutiche: fortemente indicato in tutti i casi di curiosità verso realtà esotiche e/o lontane e nei casi di interesse per un cinema di suggestioni e passioni. Se ne sconsiglia l’uso in momenti di tristezza e fragilità emotiva.

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