Braveheart – Cuore impavido: un eroe scozzese

BraveheartBraveheart è il secondo film diretto da Mel Gibson, un film epico che racconta la storia di un uomo che con il suo carisma riuscì a risvegliare l’orgoglio scozzese.
William Wallace è stato un patriota tra storia e leggenda. Realmente esistito, le sue vicende si perdono nei racconti eroici scritti secoli dopo la sua morte. Un uomo del popolo, come vuole la tradizione, vissuto seguendo l’ideale della libertà, dell’indipendenza dagli inglesi e dal sistema feudale.
Il film comincia cogliendo il piccolo Wallace nel momento in cui rimane orfano e uno zio lo porta a vivere con sé. Di quel periodo ci è dato di sapere soltanto che il piccolo sarà educato e istruito; al suo ritorno al villaggio al villaggio, tutto quello che vorrebbe è vivere in pace. Ma quando l’esercito inglese uccide sua moglie, lui non può più rifiutare di vestire i panni del guerriero: riprende l’eredità del padre e il valore della libertà e comincia a combattere. Il ritratto di Wallace è morale, quasi agiografico: le sue azioni rivelano i suoi ideali e la sua coscienza cristallina, nonostante il sangue che all’occorrenza fa scorrere. Mel Gibson interpreta il ruolo con passione, è un Wallace muscoloso e affascinante. In qualche caso il regista/attore non resiste a dipingersi con l’iconografia cristiana: umiliato dalla folla e poi in croce, ma sempre coerente e integerrimo. Notevole le interpetazione di Patrick McGoohan nei panni del re e di James Robinson, che interpreta Wallace da piccolo.
Un film ben fatto – e non c’è tanto bisogno che lo dica io, se vinse l’Oscar come miglior film nel ’95: non annoia nonostante la lunghezza, in varie scene commuove, meraviglia con i verdi paradisi scozzesi e diverte persino – stupendi Stephen, il soldato irlandese, e Hamish, l’amico d’infanzia di Wallace, nel vestire i ruoli di aiutanti anti-eroici. Studiati molto bene i rapporti tra i personaggi, che attraverso disegni diadici ne rivelano la psicologia: la dinamica tra Robert the Bruce e suo padre, tra la debolezza del primo e il calcolo del secondo; il confronto tra le due donne di Wallace; il rapporto tra il protagonista e Robert the Bruce sugellato da tradimento e pentimento… I dialoghi sono belli ed incisivi, come possono esserlo le parole ispirate a valori saldi. Eppure l’intensità emozionale non oltrepassa la mia personale barriera e resta diluita nel corso dell’intera visione – ennesima prova della mia insensibilità.
Indicazioni terapeutiche: una iniezione di valori assoluti e incrollabile fede nell’importanza delle scelte ideali dell’individuo.

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