Cloud Atlas

Cloud Atlas: poster orizzontale

Titolo originale: Cloud Atlas
Nazione:
USA, Germania, Singapore, Hong Kong
Anno: 2012
Genere: Sci-fi
Durata: 172 minuti
Regia: Lana e Andy Wachowski
Cast: Tom Hanks, Halle Berry, Doona Bae, Jim Broadbent, Hugo Weaving, Jim Sturgess, Ben Whishaw, Keith David, Susan Sarandon, Hugh Grant
Distribuzione: Eagle Pictures
Data di uscita: 10 gennaio 2013

Ambizioso, filosofico e complesso, l’ultimo film degli ideatori di Matrix è tratto dall’omonimo romanzo di David Mitchell – sul quale ho appena messo un segnalibro virtuale aggiungendolo alla non breve lista di libri da leggere.

Non preoccupatevi se per i primi cinque minuti vi sentirete smarriti, anche sforzandovi dovrete attendere un po’ per vedere i fili che legano una storia di fantascienza con un thriller, una drammatica storia d’amore con una d’avventura, un mondo postapocalittico ai limiti del fantasy con un presente farsesco. Lungo le (quasi) tre ore di durata di Cloud Atlas tutti i pezzi andranno a costruire un macroscopico puzzle di natura filosofica. Gli intrecci trascendono con leggerezza i limiti narrativi dello spazio e del tempo, unendosi in un’unica parabola sul supremo valore della libertà e sulla capacità di ciascuno di lasciare nel mondo un segno che possa moltiplicarsi nell’infinito tempo futuro.

Non si smentiscono, insomma, i due Wachowski che amano utilizzare l’ottava arte per esprimere un patchwork di concetti di provenienze varie e insinuare dubbi esistenziali senza tuttavia lesinare sull’uso degli effetti speciali. Giocano sui parallelismi narrativi e anche su quelli metanarrativi, mascherando i personaggi in un vortice di identità possibili (sin troppo facile dare il merito di questa scelta stilistica al non troppo recente cambiamento di sesso di Lana, ma… ops! L’ho appena fatto).

Formidabile il lavoro scenografico, come anche il trucco e gli effetti speciali che giustificano – insieme con il casting non esattamente votato al risparmio – il budget stellare del film (IMDB stima 100 milioni di dollari). Quando uscirete dalla sala avrete la curiosa impressione di aver visto sei film completamente diversi, che suonavano però lo stesso tema melodico. C’è da dire che la forza del film è anche la sua debolezza e in alcuni momenti il costante incrocio narrativo richiede uno piccolo sforzo per mantenere la nostra sospensione dell’incredulità. Sono tanti i momenti un po’ naif, inverosimili e addirittura grotteschi, ma si fanno perdonare grazie a una visione d’insieme potente e immaginifica.

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