Come andrà a finire – Un corto di Andrea Di Iorio

C’è un verso di Battiato che a volte bussa nei miei pensieri e fa da contrappunto a certi miei momenti. E non sopportarono neppure la felicità… La canzone si chiama Atlantide e credo sia una delle meno note tra quelle del cantautore siciliano. Il fatto che ritorni nella mia mente proprio questo verso dipende dalla mia continua gara contro l’insoddisfazione: un obiettivo raggiunto impallidisce subito davanti a un’altro – a volte in aperta contraddizione con il primo. In questa corsa senza fine la felicità è una chimera irraggiungibile e, qualora per sbaglio si manifesti, bisogna negarla con tutte le proprie forze.
Come andrà a finire | Scena del corto
Sabotare l’insopportabile felicità. Il tema alla base dell’idea di Andrea Di Iorio per il cortometraggio Come andrà a finire è un po’ questo: se all’improvviso tutto quello che desideri e che la vita continua a negarti ti fosse servito su un piatto d’argento, saresti capace di accoglierlo? La storia si sviluppa attraverso un intreccio fantastico dallo spunto inquietante (che si potrebbe felicemente leggere anche in chiave horror): in una videoteca i protagonisti possono affittare film dei quali sono protagonisti e che hanno il potere di realizzare i loro sogni. Eppure il Paradiso è un qualcosa che si deve guadagnare…
Distante dai soliti corti amatoriali, Come andrà a finire? abbina la perizia tecnica al buon livello complessivo degli attori coinvolti (che hanno tutti un notevole background e hanno lavorato gratis). Il quarto d’ora abbondante di durata è ricco di eventi, storie, persone, luoghi e potrebbe essere una buona base per un lungometraggio. E, in effetti, l’autore Andrea Di Iorio (regista e sceneggiatore), che mi ha rilasciato una piccola intervista, riguardo a questo punto scopre le sue intenzioni:

Il corto è stato pensato come un lungometraggio ridotto piuttosto che un vero e prorio corto. Diciamo che il cinema breve di solito è caratterizzato dall’unità dei luoghi e dei tempi. Come andrà a finire, invece, si sposta spesso in più ambienti, in situazioni diverse e intreccia i racconti di più personaggi, non trovando un solo vero protagonista. E forse sì, vedremo una versione lunga di questa storia. Ci sto lavorando.

Il corto inizia in medias res, con Giovanni (Marco Cassini, classe 1986, già visto al cinema – Una canzone per te – in tivù – Don Matteo e Un medico in famiglia – e in teatro) sottoposto a un colloquio di lavoro piuttosto assurdo; ben presto alla sua storia si lega quella parallela del padre (l’attore di fiction Alessio Caruso) insegnante in attesa della pensione. Ci si accorge subito che la scrittura è molto buona e basata su una profonda percezione di certi paradossi della vita, ma i dialoghi divorano le immagini, soprattutto nella prima parte, facendo desiderare uno spazio temporale più lungo: la vocazione del film è quindi anche la debolezza del corto, nel senso che lo spettatore avverte la compressione dell’opera. Aspetto con curiosità una versione expanded, chissà che non diventi il felice debutto di una nuova leva del cinema italiano.

2 Comments

  1. bel soggetto.
    sono abituato che le soddisfazioni, quelle poche, vadano scavate con le unghie e coi denti e che durino poco.
    perchè, tanto, il vero edonista ha i peggiori difetti di epicuro e di zenone [con un po'di diogene, tanto per gradire]: cerca il piacere ma vuole quello vero, in più non ci si affeziona e sa di poterne fare a meno per cui continuerà a cercarne altro, magari passando di fianco alla felicità e non accorgendosene.

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