[Diario del Festival del cinema di Roma] Miyazaki Junior commuove, mentre il Midwest fa ridere di gusto. Nano-recensioni pret-à-porter: Kokuriko zaka Kara e Butter

La giornata è iniziata veramente bene. I primo film in scaletta era Butter, ma mi sono alzata presto e così ho avuto la gradevole sorpresa di scoprire il lungometraggio del figlio di Miyazaki, Kakuriko zaka karu (letteralmente: Dalla collina dei ciliegi) che mi ha intenerita e commossa. Dopo di che mi sono fatta quattro morbide risate di burro.
Kakuriko zaka karu
Sorta di Giulietta e Romeo in salsa di soya, il film diretto da Goro Miyazaki (ma scritto dal famoso padre Hayao) è una storia d’amore tenera, raffinata, delicatissima. Struttura, tema e svolte narrative rientrano perfettamente negli schemi narrativi classici del dramma romantico, ma lo fanno con una sensibilità originale sullo sfondo di un mondo elegante e raffinato. Bisogna dire che, per quanto non ami questo modo di dire, qualche volta è proprio vero che buon sangue non mente.
Butter
Butter
Se il film di Miyazaki è stato un dolce risveglio, Butter è stato il mio caffé senza zucchero: energico, gradevole, fragrante. Se siete abituati a pensare agli Stati Uniti come a New York, Hollywood e Silicon Valley, forse vi siete persi quello che c’è in mezzo. Il Midwest è una sconfinata provincia, con curiose tradizioni rurali, villini bassi, grandi magazzini e famigliole felici e biondissime che alla Mulino Bianco vorrebbero adottare. E anche se non vi siete persi l’esistenza di un luogo chiamato Iowa di certo non potreste immaginare quanti intrighi sessuali, quanta insana competizione e quanti giochi di potere ci possano essere dietro una gara di scultura di… burro. Sì, burro. Devo ammettere che leggere la sinossi del film non mi ha stuzzicata particolarmente: non si capisce perché dovreste vedere il film di Jim Field Smith.
Insomma, chi ha voglia di vedere Jennifer Garner che giocherella col burro? (Senza malizia, eh!) Ho scelto di vedere questa commedia solo per la presenza di Hugh Jackman (be’? Ho degli ormoni, che c’è di male?). Alla fine, con mia grande sorpresa: ho scoperto che Hugh in questo film è un poco più di un grosso bamboccione scemo e, a sorpresa, Butter è una commedia davvero divertente.
Ecco alcune cose di Butter che vi piaceranno:

  • Per tutti: battute sboccate, soggetto originale, ottimo ritmo. In una paura una sceneggiatura veramente buona (opera di tale Jason A. Micallef).
  • Per le femminucce: una tenera orfanella di colore, scaltra, brillante e talentuosa. E come fai a non farti intenerire?
  • Per i maschietti: Olivia Wilde che fa uno striptease che risveglierebbe un morto, Olivia Wilde che slinguazza con Ashley Green, Olivia Wilde che va in giro mezza nuda dicendo battute provocanti. Basta?

2 Comments

  1. Kakurico e Butter. Me li sono persi al Festival. Lo sapevo che mi ammalavo proprio nel giorno sbagliato! . Considerato che le tue minirecensioni sono affidabili, cercherò di recuperare in altre sale.

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  2. Figurati, questa cosa è tipica dei Festival: arrivi troppo tardi o te ne vai troppo presto e inesorabilmente scopri che c'erano perle che non hai colto.

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