E ora dove andiamo?

E ora dove andiamo | Scena 1
La forza straordinaria e il disperato coraggio delle donne sono i protagonisti di questa storia ambientata in uno sperduto villaggio libico. In questo luogo dalla geografia non meglio definita, cristiani e i musulmani sono uniti da più similitudini di quante non siano le differenze, eppure la violenza incubata sembra sempre sull’orlo di esplodere di riflesso alle cronache nazionali. Ecco perché mogli, sorelle, ma soprattutto madri si affannano alla ricerca di espedienti per togliere l’odio e la guerra dalla testa degli uomini, con l’unico appoggio di un inaspettato sodalizio tra parroco e imam. Il tema drammatico è affrontato con leggiadra ironia anche se non mancano i momenti davvero tragici.
E ora dove andiamo | Scena 2
La regista, Nadine Labaki, che appare nel film anche in veste di attrice, ha scelto di raccontare questa storia ispirandosi a un importante evento della sua vita privata: il 7 maggio del 2008 ha scoperto di aspettare un bambino, nel frattempo a Beirut scoppiava la guerra. La maternità (o, meglio, la sua attesa) le ha fatto sentire il problema con viscerale urgenza, facendola riflettere su cosa avrebbe fatto per distogliere suo figlio dall’odio.
E ora dove andiamo | Scena 3
Il sole e i colori del deserto dettano le scelte di fotografia, inondando di luce i volti delle protagoniste e la sala cinematografica che si trasforma in una finestra sul medio oriente. Stupiscono il balletto iniziale e alcuni inserti musicali – un po’ alla Bollywood maniera – che danno al film un’aura magica e sospendono il racconto tra meraviglia e realtà. Ci ricordano anche che questa storia è una favola, il racconto buffo ed eroico di un desiderio la impossibile eppure naturale come quello di pace.

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