Freaks: il baraccone del rimosso

FreaksUna di queste notti ho visto il celebre Freaks di Tod Browning. Siamo a luglio e, qui a Roma, la temperatura è adeguata alla stagione: eppure, sotto lenzuola sottili, ho sentito brividi attraversarmi la pelle.
Sapevo tutto. Avevo letto le descrizioni delle deformità di ogni attore, avevo letto la trama, avevo anche visto una foto. Ma non è bastato: vederli muoversi, parlare – il tronco vivente (Prince Randian) si accende una sigaretta con il solo uso della bocca, Johnny (Johnny Eck) saltella qua e là sulle braccia e le gemelle siamesi (Daisy e Violet Hilton) sono fidanzate con due uomini diversi. E le donne microcefale (Elvira e Jenny Lee Snow) con quei camicioni deformi sembrano orripilanti bambine della scuola materna.
Il film di Browning è inquietante, sadico, impietoso. L’amore del nano (Harry Earles) per la donna vamp (Olga Baclanova), decisa a succhiargli fino all’ultimo centesimo di eredità, è uno spettacolo penoso. Quando lui l’aiuta a infilare il mantello, ci sembra di assistere a una cinica parodia di Biancaneve e i sette nani, con una Biancaneve-strega-stregante – ma è un effetto di sovrapposizione a posteriori perché il capolavoro di Disney è datato 1937.
L’orrore non è una maschera. Possiamo tollerare i frutti malati della fantasia: un vampiro o un licantropo e persino il cronemberghiano uomo mosca. Qualsiasi perversione è accettabile finché sappiamo che i mostri non sono reali. Ma ciò che è davvero perturbante è vedere ciò che può essere davvero generato dal grembo di una donna. I freaks sono tutti veri, maledettamente veri. E sono tanto più inquietanti perché fanno cose che la nostra mente crede esclusive delle persone normali: amano, ridono, scherzano. Possiamo provare a confinarli nell’horror, accusare il regista di morbosità ed esaltare gli aspetti più irrealistici, ma quelle persone non smettono di esistere, sono lì, impresse nella pellicola e sembra che continuino a guardarci attraverso lo schermo.
Non avrei mai pensato che negli anni Trenta qualcuno potesse spingersi tanto oltre: Browning è terribilmente geniale.
Indicazioni terapeutiche: un veleno necessario per tutti coloro i quali amano il cinema horror, il cinema estremo, i limiti del visibile, il sublime nell’arte.

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