30 giorni di buio: sangue a volontà

30 giorni di buioMettete in soffitta la vecchia immagine del vampiro aristocratico, elegante, sensuale: l’horror è cresciuto e i vampiri con lui. I mostri inventati da Steve Niles sono superiori a qualsiasi rimedio della nonna contro i vampiri: agili, scattanti e, naturalmente, assetati di sangue. E dove vanno a cercare asilo queste creature oscure? La risposta è quasi naturale: in un luogo letteralmente in capo al mondo, dove per un intero mese il sole non si affaccia sulla terra: un villaggio isolato dell’Alaska, circondato per miglia solo da neve e ghiaccio.
Questo è il pretesto che permette a David Slade di esibirsi in un horror anfetaminico, claustrofobico, in cui scorrono litri di sangue. La macchina da presa si muove scomposta con i protagonisti o si solleva in aria per mostrare un macello di carne sanguinolenta sopra la neve bianca. Ed è un gioco di colori angosciante il quasi bianco e nero cui è ridotto il paesaggio, unica variazione cromatica il rosso esagerato che fuoriesce copioso dal collo delle vittime o che resta appiccicato al volto dei carnefici.
Un horror splatter come non se ne vedevano da tempo, con un ottimo uso di tutti i trucchetti del terrore e della suspence, di immagini appetitose per i sadici più ingordi e, last but not least, di un ritmo incalzante, che accelera le palpitazioni cardiache degli spettatori. Eccezionale l’uso del suono (grazie Dolby dell’Adriano!): ossa spezzate, tempeste di neve, urla graffianti: siamo all’iperrealismo.
Ovviamente non è un film per tutti…
Indicazioni terapeutiche: indicato per soggetti che abbiano bisogno di un livello di emoglobina sfacciato. Controindicazioni: non adatto a individui dal cuore debole, a chi si impressiona facilmente, vuole vedere un film serioso.

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