Gli abbracci spezzati: il metacinema autoreferenziale di Almodovar

Gli abbracci spezzatiGli abbracci spezzati è costruito intorno al metacinema e a un florilegio di citazioni, intellettualismi e autocompiacimenti. Quel che ne risulta è un film appesantito dalle sue stesse pretese. Dopo aver attraversato diversi generi e registri ed avere raccontato con personalissima intensità passioni e sentimenti, Pedro Almodovar dirige una pellicola che è soprattutto un esercizio stilistico cui manca l’anima.

La storia si sviluppa su diversi livelli e abita in due tempi diversi: il presente, in cui lo scrittore ed ex regista Harry Caine (Lluís Homar), pseudonimo di Mateo Blanco, vive immerso nella cecità dovuta a un incidente automobilistico; il passato che lo aveva visto coinvolto in un triangolo amoroso, unito all’affascinante attrice Lena (Penelope Cruz) e contrapposto al ricco imprenditore Ernest Martel (José Luis Gómez). Parallelamente alle immagini del passato, che Harry/Mateo racconta e rivive, scorrono quelle della commedia che lui stesso stava girando in quegli anni, “Ragazze e valigie” – che per ammissione dello stesso Almodovar si ispira al suo Donne sull’orlo di una crisi di nervi – e quelle del making of del film, che Martel aveva fatto realizzare a suo figlio come disperato tentativo di sorvegliare Lena. Il cinema funge da pretesto narrativo e al contempo da cornice metanarrativa. […]

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Indicazioni terapeutiche: fortemente indicato per curare l’intellettualismo radical-chic degli amanti delle citazioni, è possibile intensificare gli effetti terapeutici con la proiezione delle scene degli abbracci spezzati intervallante dalle opere di riferimento dell’autore, in casi particolarmente gravi si può ricorrere al commento di Marzullo. In piccole dosi favorisce il sonno.

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