Hamlet: il teatro al cinema

Hamlet di Kenneth BranaghLaerte (Michael Maloney) raccomanda a Ofelia (Kate Winslet) di essere prudente con Amleto (Kenneth Branagh) e di non fidarsi delle sue promesse: il saluto dei due fratelli è ripreso con una inquadratura unica, un piano medio che segue i loro spostamenti in giardino attraverso un carrello dal movimento uniforme. Non c’è spazio per inquadrature d’ampio respiro nel giardino del castello di Elsinore: le figure dei protagonisti troneggiano e gli orizzonti sono chiusi. I volti degli attori  sono tutto. Questa sequenza è un esempio di come nel suo Amleto Kenneth Branagh pieghi il mezzo cinematografico a un linguaggio teatrale, piuttosto che fare il contrario.
Se diamo un’occhiata alla biografia del regista capiamo immediatamente la ragione di questo suo sguardo. Branagh, irlandese, nasce come attore teatrale, per di più a ventitre anni entra a far parte della Royal Shakespeare Company e ben presto fonda la Renaissance Theatre Company. La sua filmografia rappresenta, almeno in parte, un tentativo di avvicinare il pubblico di massa a Shakespeare.
Niente allegerisce la verbosità shakespeariana: la rovescia interamente nella sceneggiatura, senza permettersi di tagliare nessuna scena e nessuna battuta. È una scelta che si ripercuote sulla forma e sulla durata dell’opera, decisamente poco cinematografiche. Shakespeare poteva disporre solo del palcoscenico: per questa ragione, spesso, le azioni più complesse sono descritte dai protagonisti, che fanno da testimoni. Ma il cinema non dovrebbe spiegare con le parole, ma mostrare con le immagini. L’effetto complessivo del film è quello di una pesante assenza di silenzio: i personaggi sono sopraffatti dalle parole shakespeariane, le immagini sono ricoperte di didascalie. Le inquadrature hanno una composizione statica accentuata dalle movenze teatrali dei personaggi. I risultati più felici sono dati da movimenti di camera impossibili per lo sguardo di uno spettatore a teatro: quando Branagh tradisce la sua vocazione, l’efficacia delle immagini veicola significati importanti. È quello che accade con l’entrata in scena di Amleto
Veniamo alle scelte più originali. Vergine o meno, Kate Winslet è un’Ofelia fuori dal canone, donna sensuale piuttosto che adolescente casta. È più Laura che Beatrice, se vogliamo vederla come donna angelicata. La sua pazzia è oscena, traboccante di espliciti riferimenti sessuali. Amleto, al contrario, è più che mai fedele alle rappresentazioni più tradizionali: intellettuale, uomo di pensiero più che d’azione. Una scelta fuori dal comune riguarda l’ambientazione. Costumi e scenografie non hanno niente a che vedere con il Seicento, ma ricordano le atmosfere romantiche dell’Ottocento. Marmi bianchi e neri nel castello maestoso, eserciti moderni armati di moschetti, corsetti e larghe gonne per le signore: non ci sono dubbi sul fatto che l’epoca rappresentata sia più vicina alla nostra che a quella del bardo inglese. Una scelta non filologica, che probabilmente è un tributo alla rivalutazione dei drammi shakespeariani che contrassegnò il Romanticismo.

Indicazioni terapeutiche: indicato per soggetti appassionati di teatro che vogliano vedere Shakespeare interpretato da un cast di ottimi attori, se ne consiglia l’uso in lingua originale. Controindicazioni: in alcuni soggetti può provocare stati di sonnolenza e noia.

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