I Vicerè: un’insana famiglia allargata

I viceréIeri ho visto in facoltà l’anteprima de I Viceré. Devo fare un piccolo sforzo per togliere Roberto Faenza dalla cornice universitaria e tornare a guardarlo come il regista di un film che mi ha molto commossa da bambina (Jona che visse nella balena) e di un altro che mi ha commossa alcuni anni fa (Prendimi l’anima). Solo liberandomi della mia opinione personale sulla persona, ho potuto indossare il mio sguardo critico.
I Viceré è tratto da uno scomodo romanzo di Federico De Roberto, snobbato dalla critica e dimenticato dalla cultura scolastica. È la saga familiare degli Uzeda, famiglia nobile siciliana di origine spagnola, fondata su rapporti di potere, odio, convenienza. Il film mostra con l’immediatezza delle immagini i temi difficili del libro: una Chiesa corrotta e oziosa, un potere politico basato sul trasformismo, un popolo italiano inconsapevole, una famiglia tradizionale dalla moralità discutibile.
Il film ha molti pregi: ottimi dialoghi (presi, a quanto pare, quasi letteralmente dal romanzo), costumi meravigliosi (non per niente la costumista è Milena Canonero, che ha appena vinto l’Oscar per Marie Antoinette), una fotografia curata nel dettaglio con riferimenti pittorici molto fini (non vi sfuggirà, per esempio, una citazione di questo quadro della scuola caravaggesca). Notevole la performance del siciliano Lando Buzzanca, Alessandro Preziosi se la cava, convince meno Cristiana Capotondi – che sotto il siciliano posticcio, conserva il suo malcelato accento romano. Certo, a volte, il film strizza un po’ troppo l’occhio al Visconti del Gattopardo, valicando la sottile linea tra citazionismo e mancanza di originalità.
Il punto più critico risulta la sceneggiatura che procede a onde corte, portata avanti da piccoli colpi di scena, senza che se ne possa scorgere la fine. Non c’è un climax e gli eventi più tragici non sono ben preparati. Tutti questi aspetti si possono spiegare col fatto che il lungometraggio erano stato concepito come una mini-serie di due puntate: le scelte narrative e ritmiche sono più televisive che cinematografiche.
Indicazioni terapeutiche: utile stimolante per avviare una riflessione sulle origini e le caratteristiche dell’italianità.

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