Il Cavaliere Oscuro: tenebre e caos

Il cavaliere oscuroPuò capitare di temporeggiare quando ci si ritrova dopo tanto tempo davanti al proprio blog in stato di coma vegetativo (mi approprio dell’espressione di Trinity che mi è sembrata molto approppriata), come rompere il ghiaccio? Ed ecco che a spronarmi è una coincidenza quasi irriverente. Le coincidenze mi affascinano, mi fanno sentire come in attesa che accada qualcosa in più. Così non pare una cattiva idea ripartire da un supereroe dopo essermi bloccata su Daredevil. Chiudevo con un 5 e riapro con un 10 – sì, lo sparo così, il primo dieci a un comic-movie, senza esitazioni!
Ovviamente sto parlando di Batman, anzi Il Cavaliere oscuro!
Tutti hanno avuto qualcosa da dire su questo film, finanche una amabile fanciulla che ha commentato constatando il proprio stato di eccitazione sessuale… e io? Tutto sommato, non mi discosto tanto dal suo giudizio: la mia è una spudorata standing ovation.
Questo film è davvero bello. Si è quasi tentati di parlarne male solo per tirarsela un po’ da snob, ma poi onestamente non ci si riesce.
Più e meglio che nel precedente Batman Begins, Christopher Nolan riesce a ricavare una propria cifra stilistica che si discosta dal modello burtoniano. Un cupo realismo avvolge Gotham City e l’eroe che la città merita nasce dal cemento e dalla polvere. L’atmosfera è minacciosa e stridente, senza sconfinare nell’onirico. Per sconvolgere una metropoli in cui la criminalità è all’ordine del giorno e la mafia è l’unico vero potere, non si può immaginare altro che l’inimmaginabile, l’imprevedibile, il caos. E qui il caos ha un nome: Joker.
Il duello tra i due protagonisti è una lotta fra giganti, il confronto è filosofico più che fisico. La battaglia non si consuma tanto tra male e bene, quanto tra essere e non-essere, tra la pienezza della stasi e la roboante incertezza del divenire. A calamitare tutti gli sguardi è il Cattivo Haeth Ledger: non per la sua morte (che di certo ha portato molta più gente nelle sale), ma per la statura del personaggio che, meravigliosamente, interpreta. Dopo di lui, sarà difficile vestire di nuovo quei panni viola.
Davanti allo schermo ero stupefatta. Immersa, gli occhi fissi, forse a trattenere il fiato. Provo a rifletterci post-visione, perché durante non è stato possibile. Mi accorgo che la struttura della sceneggiatura era solida al punto da aver dato a ciascun personaggio il suo arco di crescita, al punto da aver sapientemente messo in equilibrio dramma, tragedia, amore e azione. Tutte le linee narrative convergono in un punto che oserei definire a-morale. Scompongo il film nei singoli elementi e lo trovo perfetto, ineccepibile.
Colossale.

Indicazioni terapeutiche: uno strepitoso rimedio contro chi nutre ancora pregiudizi verso i film che si ispirano ai supereroi dei fumetti. Controindicazioni: alcuni spettatori potrebbero restare senza parole.

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