Il Corvo: un cult notturno

Il CorvoUna città avvolta nel buio, continuamente battuta dalla pioggia, illuminata solo dalle luci sinistre delle lingue di fuoco di furiosi incendi. Un inferno metropolitano. Un inferno in cui l’amore è sopraffatto dalla violenza e l’innocenza è soffocata tra le spine. Questo film mi perseguitava da quando ero alle elementari: nel senso che tante volte mi era stato consigliato, eppure ho attraversato persino la mia fase dark senza vederlo mai. Domenica è saltato fuori per l’ennesima volta, e finalmente l’ho visto.
Il corvo è un capolavoro del cinema gotico. Un film che probabilmente sarebbe stato un cult anche se sul set non si fosse compiuto l’ironico destino di Brandon Lee. Certo, l’incidente e le tecniche che furono utilizzate per completare il film hanno avuto la loro parte, ma nel film c’è molto di più. C’è una storia d’amore e vendetta, a metà strada tra una fiaba e un incubo. Ci sono dialoghi e battute perfettamente tagliati intorno ai sentimenti più profondi dell’animo umano. C’è una colonna sonora meravigliosa (molto anni Novanta!). C’è una sensibilità immaginifica che si espande nell’uso fluido della telecamera entro ambienti angusti e cupi. Che dire di più?
Ho aspettato tanto per vedere questo film… e a volte quando si aspetta tanto capita che sia la volta buona per innamorarsi.
Qualche frase cult – ma ne potrei trovare a bizzeffe, non è privo di conseguenze il fatto che che il film sia tratto da un fumetto:
Eric: Non può piovere per sempre. [scontata ma sempre efficace]

Eric: Madre è l’altro nome di Dio sulle labbra e sui cuori di tutti i nostri figli.

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