Il padre e lo straniero

Il padre e lo straniero

Alessandro Gassman è divino. In certi momenti gli basta muovere un solo muscolo di quel volto affascinante e irregolare per far trasparire un’emozione, un dubbio o un atteggiamento. Bravi, in misure diverse, sono anche gli altri attori, tra cui spicca “lo straniero” Amr Waked (nella foto). Eppure un buon livello recitativo non può, da solo, salvare un film dall’essere un pessimo film. Al massimo, può far aumentare l’indignazione verso una storia che ha frequenti cadute nel ridicolo e nell’inverosimile.

Come avrete capito, per me questo film di Ricky Tognazzi ha più infamia che lode. La colpa è quasi tutta di una sceneggiatura veramente brutta, che cerca la commistione di generi senza averne l’elasticità stilistica. In Il padre e lo straniero tutto procede in maniera più o meno decente (senza picchi di alto livello, ma anche senza particolari scivolate) fino a che la trama drammatica comincia a virare verso il thriller. A quel punto il film scivola sempre più in basso, con situazioni paradossali, personaggi che appaiono più falsi della proverbiale moneta da tre euro e una serie di battute che sembrano l’accidentale parodia dei dialoghi made in USA. Il tutto soffocato da una regia piatta e senza grossi cambi di registro.

Indicazioni terapeutiche: ehi, se volete comunque andare a vederlo, non chiedete a me una giustificazione!

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