La spina del diavolo: fantasmi spagnoli per Del Toro

La spina del diavoloLa spina del diavolo ha inizio quando Carlos (Fernando Tielve), figlio di un partigiano rimasto orfano, viene coattamente affidato ad un orfanotrofio roccaforte dell’antifranchismo. Questo luogo, non troppo lontano dai sibili della guerra civile, sarà teatro di una disavventura dai toni cupi e dall’epilogo tragico. Il punto di vista sono occhi infantili ma non più innocenti. Tra fantasmi e credenze superstiziose, prende forma una malvagità che è tutt’altro che paranormale.
Meraviglioso nell’uso della fotografia e nelle abbondanti citazioni, sagace nel creare personaggi tanto ambigui quanto realistici, l’affabulazione visiva di Guillermo Del Toro è un incantevole mix di innocenza e orrore. Una fiaba gotica imbevuta nella tradizione ispanica del fantastico e nelle suggestioni cinefile e letterarie. Da non perdere.
En passant, forse non tutti sanno che Il labirinto del Fauno e La spina del diavolo sono parte di una trilogia ancora incompiuta che Del Toro ha sviluppato partendo dall’immaginario horror/fantasy e da una sereie di esperienze autobiografiche e familiari.
Indicazioni terapeutiche: valido rimedio contro chi crede che l’horror sia solo splatter e che non possa avere spessore. Controindicazioni: studi clinici dimostrano che il cinema di Del Toro risveglia il lato oscuro e a lungo rimosso dell’infanzia.

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