Little Miss Sunshine: un’aspirante famiglia normale

Little Miss Sunshine
Nella famiglia di Olive (Abigail Breslin) sono tutti un po’ fuori di testa: il nonno eroinomane, un ragazzo che non parla da nove mesi – ha fatto un fioretto, ispirandosi ai baffoni di Nietzsche. La mamma (Toni Colette, che vorrei vedere più spesso sul grande schermo) è l’unica che cerca di creare un po’ di equilibrio, nonostante il carattere nevrotico. Gli uomini adulti si trovano ai due poli opposti: lo zio, professore unversitario gay e fallito, che non è riuscito nemmeno nell’intento di suicidarsi, e il padre di famiglia irritante, inopportuno, saccente, vuole vendere la sua teoria infallibile sul successo (che pare non funzionare proprio per lui)… si odiano? Da morire, ma si incontrano, quando arriva per entrambi il momento più basso e umiliante. E poi c’è lei, l’aspirante miss: la piccola Olive è paffuta e buffa e dietro quei grandi occhialoni (nessun commento please, perché alla sua età ne avevo un paio simile) non assomiglia affatto alle bambine/bamboline da concorso. Lei riunisce tutta questa stramba famiglia nell’inseguimento di un sogno: la coroncina di Little Miss Sunshine.
E allora eccoli che partono sul pulmino tutto scassato – perché un viaggio in aereo non se lo possono permettere. Nel corso del viaggio succede di tutto: situazioni bizzarre, morti, rovesciamenti. I dialoghi sono deliziosi, in equilibrio tra la malizia infantile e le ipocrisie degli adulti. La commedia percorre con un ottimo ritmo le strade degli Stati Uniti e ognuno dei protagonisti impara qualche cosa: il viaggio li cambia. E il finale… è a dir poco liberatorio, c’è da restare storditi dalle risate!
Indicazioni terapeutiche: pillola di ilarità, molto efficace per ridimensionare la paura di inadeguatezza delle famiglie strane e nevrotiche.

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