Mr. Vendetta: l’orologio della violenza

Mr VendettaChan-Wook Park vive di estremi: violenza che si infila come una lama negli occhi dello spettatore, dolore ingiusto e profondo, amore tenero, puro, intenso. Questa sua storia è al di là del bene e del male, una storia in cui tutti sono innocenti e tutti sono carnefici. Mr. Vendetta riesce ad essere poetico e depravato, insieme: se non l’avete visto, preparatevi a farlo entrare nelle vostre viscere.
Mr. Vendetta è un’esperienza dolorosa, bellissima, seducente. Ho aspettato un bel po’ prima di scriverne, ho atteso che si dileguassero le immagini, che in me si asciugasse la pena, per trovare la lucidità e decidere cosa dire. C’è moltissimo e niente da dire: questo film va vissuto, immergendosi nella palude di quei fotogrammi rigorosi, di quelle vite violentate con abbacinante perfezione formale. L’isolamento espressivo del sordomuto Ryu, la malizia spontanea della sua fidanzata, il dolore che esplode negli sguardi dei protagonisti, l’innocenza naturale della bambina: gli interpreti di questo film ci risucchiano in un mondo.
Questo film trascende i generi: passa attraverso l’action, il drammatico, il thriller, porta con sé battute ironiche da commedia sadica e poi sfocia nella tragedia. La tripla spirale vendicativa ricorda l’architettura shakespeariana dell’Amleto: le vendette si rincorrono e si incastrano l’una nell’altra fino alla distruzione totale. Non c’è ammenda, non c’è catarsi, non si può sfuggire una volta innescato il meccanismo.
Sono estasiata.

Indicazioni terapeutiche: il benefico sollievo di un pugno allo stomaco, centrato in pieno.

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