30 ottobre 2010: qualche appunto disordinato dal Festival Internazionale del Film di Roma

Emily WatsonSono appena stata al cinema con Emily Watson. No, dico davvero! D’accordo, ora vi spiego. Ero al Festival del cinema e l’amata protagonista del film Le ceneri di Angela era lì per presentare il suo ultimo film, diretto dal figliolo di Ken Loach, Jim. Quindi, anche se ci separavano alcune file di poltrone, non sto mentendo quando dico che eravamo al cinema insieme. Anzi, magari se andate a leggere sul suo blog, scoprirete che anche lei si sta appuntando l’eccezionale compagnia.
E va bene, lo ammetto. Scrivo queste corbellerie solo per segnalarvi che sono di nuovo nel mood cine-festivaliero, questa volta al Festival Internazionale del Film di Roma, anche se per pochi giorni per via del lavoro. Di certo sarà un fine settimana ad alto tasso cinefilo e, di certo, terrò il mio mini-diario su questo blog.
Oggi ho visto “solo” tre film e dico solo perché il mio programma ne prevedeva almeno un altro, We Want Sex,che recupererò appena possibile; inoltre avrei visto volentieri La dolce vita sul grande schermo, ma ho preferito dare la priorità a un film in concorso.
Ho iniziato la mia maratona cinematografica questa mattina con Il padre e lo straniero di Ricky Tognazzi con Alessandro Gassman e devo dire che non è stato un grande inizio, nonostante le mie rosee aspettative. Tratto da un romanzo di Giancarlo De Cataldo (l’autore di Romanzo Criminale), il film affronta temi interessanti e possiede un punto di vista originale, ma la sospensione della credibilità è messa seriamente in pericolo dalla disordinata commistione di generi che lo caratterizza. Capiamoci, sono una che con la commistione di generi va a nozze, di solito. Il problema è che questo film ha delle buone parti drammatiche a cui si intreccia una assai poco credibile trama investigativa/thriller, con soluzioni narrative al limite del no-sense. Troppa carne al fuoco, insomma, e per restare nella metafora gastronomica, non tutta di ottima qualità. Ed è un peccato perché Gassman dà ancora una volta (se ce ne fosse bisogno) prova di essere una attore di grande talento, capace di fare emozionare e di trasmettere anche fisicamente la non banale crescita di un personaggio.
Di sera ho visto Poll di Chris Kraus, biopic della poetessa tedesca Oda Schaefer, che racconta il periodo della sua adolescenza passato in Russia nel primo decennio del Novecento sullo sfondo di profondi cambiamenti storici e di una famiglia dai risvolti inquietanti. In concorso, il film disegna un ritratto originale della giovane protagonista, la quale dopo la morte della madre si trasferisce a Poll, dove abita il padre, un chirurgo che fa macabri esperimenti scientifici, con la sua nuova moglie. Un film disturbante, che racconta senza troppi compiacimenti autoriali, storie di un secolo fa.

Ultimo film della serata, il sopraccitato film di Jim Loach, Oranges and Sunshine, anch’esso in concorso, che racconta il destino crudele e toccante di moltissimi bambini inglesi (orfani o sottratti ai genitori in tenera età) che venivano segretamente spediti a vivere in Australia. Si tratta di una storia vera che un’assistente sociale che ha fatto esplodere grazie a una serie di coincidenze fortuite e alla volontà di andare a fondo nella vicenda. Come sempre molto intensa l’interpretazione dell’attrice inglese Emily Watson e molto coinvolgente il film, anche se soffre di certe lungaggini circolari nella sceneggiatura, che si sarebbe potuta alleggerire senza perdere molto. Al momento, però, il mio film preferito è stato Animal Kingdom, che ho visto martedì in anteprima stampa e di cui ho già scritto non una, ma ben due recensioni, quindi cosa aspettate? Andate a leggerle! Stay tuned!

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