Pathfinder: vuoto di senso

PathfinderPathfinder dovrebbe essere un film epico: il racconto di due popoli che hanno combattuto in secoli remoti e di un eroe sospeso tra due mondi. Però qualcosa va storto e la storia non funziona come dovrebbe. Quello che c’è da sapere della trama lo avete già visto nel trailer: i vichinghi sbarcano nell’America precolombiana per colonizzare le coste, ma a combatterli trovano uno di loro, abbandonato bambino durante una spedizione precedente e cresciuto tra i nativi.
Non manca la poesia dei luoghi, tra coste paludose e montagne innevate. Possiamo anche soprassedere sulla carenza di realismo, trattandosi di una leggenda, ma è difficile non sentire il vuoto di suggestioni ed emozioni. E se il leggendario non si avvicina ai sentimenti comuni non è appassionante. Quello che manca è la psicologia dei personaggi, una narrazione che vada al di là dei nudi fatti e che esplori davvero le due culture che andavano scontrandosi.
Ci sono fin troppe trucidazioni e violenze impressionanti e di contro i personaggi sono appena abbozzati. Per esempio, la sete di vendetta del protagonista quando la madre adottiva è uccisa sembra messa lì per consuetudine, perché è esattamente il tipo di spinta motivazionale che ci aspetta dal genere, ma senza profondità. (Insomma Braveheart ha insegnato qualcosa!) Solo il rifiuto delle origini è rappresentato in modo convincente. I vichinghi, poi, sembrano enormi mostri di ferro senz’anima, muniti di armi letali e cavalli, ma privi di umanità.
Insomma, nel complesso è un caso di occasione sprecata.

Indicazioni terapeutiche: ottimo demotivante per gli amanti della civiltà vichinga.

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