Pina

Pina
Il giusto stato d’animo per godersi questo film: Contemplazione estetica (e sconfinato amore per la danza) Questo è un film per animi sensibili, raffinati e contemplativi. Per chi ama la danza come forma d’arte e ama perdersi nella bellezza plastica dei movimenti del corpo umano. Insomma, come avrete già intuito non è roba per me. In ogni caso, se avete voglia di seguirmi, da insensibile zoticona quale sono ve ne racconterò alcuni pregi e difetti.
Indimenticabile Come ho già detto, mettendo un tantino le mani avanti, stiamo partendo dal presupposto che io non sia la migliore rappresentante del pubblico ideale di questo film. La mia sconfinata ignoranza in fatto di danza unita alla mia scarsa predilezione per il cinema documentaristico mi pone un filino lontano. Eppure. Eppure quando qualcosa di bello c’è e i nostri occhi riescono a captarlo va detto, no? Allora, fatta la premessa con tutti i suoi figlioletti, sappiate che le immagini in 3D di Wenders rendono giustizia al genio di Pina Bausch, facendo vivere sullo schermo l’armonia e la plasticità dei corpi danzanti, in tutta la loro drammatica forza espressiva. E se avete in mente le categorie del bello e del sublime, probabilmente saranno queste le due parole a cui ricorrerete per descrivere alcune delle scene che si piazzeranno davanti ai vostri occhi.
Questo è un film che incuriosisce, stimola a lasciare il cinema e andare a teatro. Prendetela come volte, ma, se non altro, apre la vostra mente verso nuovi orizzonti artistici.
Da dimenticare Tanto per cominciare mi è mancata, e non poco, una trama biografica che raccontasse la figura della coreografa, contestualizzando le sue opere. Senza alcuna tensione narrativa, il documentario è una sfilza di brevi interviste, coreografie e immagini di repertorio, che va bene per i primi 20, 30 minuti, ma a una certa vien voglia di dire: “Sì, vabbuò amo capito, mo’ basta!” (Ehi, ve l’avevo detto che sono una zoticona priva di sensibilità). E poi questa storia del siparietto per le immagini di repertorio… ohi ohia, oh Wim, cosa sei un coetaneo dei fratelli Lumiere? (Questa mi è uscita direttamente in cagliaritano, tanto ormai mi sono sgrezzata.)
A breve troverete la recensione seria su Cineclick. Che lì le frasi dialettali non le vogliono. 😉

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