Potiche – La bella statuina: l’emancipazione in salsa rosa

Avete presenti quelle donne che sembrano abbastanza a loro agio confinate nel proprio ristretto spazio casalingo, il cui ruolo sociale è solo quello di mogli e madri, i cui problemi finiscono entro le mura di una casa e i cui pensieri sono conformi a quelli del capo famiglia? Vagamente frustrate, ma capaci di mantenere una gentile ed equilibratissima apparenza. Be’ forse non ce ne sono più molte, ma nelle famiglie borghesi della Francia del 1977, questa poteva essere la normalità. Di certo era la normalità quotidiana per Suzanne (Catherine Deneuve), moglie di un industriale, madre di due figli, totalmente infelice nella sua vita apparentemente perfetta.
Non è mai troppo tardi, però, per avere un’opportunità. Quando il dispotico marito Robert (Fabrice Luchini), dopo alcune sommosse operaie dentro la sua fabbrica, si ammala e si mette a riposo, sarà lei a sostituirlo, con sorprendente e brillante intelligenza. La bella statuina, presa in giro persino dalla figlia (Judith Godrèche) per la propria remissività, dimostra di avere stoffa per gli affari, senza bisogno di emulare il modello maschile. Il suo stile molto femminile, creativo e – si potrebbe dire, con l’audacia di un neologismo – maternalistico non manca di autorevolezza.

Così, in un abile rovesciamento dovuto al caso, il maritino è confinato a casa, lontano dal lavoro e dalla virtuosa segretaria (Karin Viard), e la mogliettina perfetta impara a sentirsi apprezzata per quello che fa e stringe una tenera amicizia con un suo vecchio conoscente, il sindaco sindacalista Babin (Gerard Depardieu). E mentre stende ad asciugare i panni sporchi di famiglia, tirando fuori più di uno scheletro dal ricco armadio, l’ex bella statuina ritrova la forza per desiderare, divertirsi e agire. Attraverso situazioni paradossali, si dipana una critica al modello familiare borghese e se ne disegna una via d’uscita. I toni farseschi danno alla commedia firmata da François Ozon una leggiadria tutta francese, mentre si esibiscono sullo schermo alcuni dei più popolari e famosi attori d’oltralpe. Intelligente e ironica fotografia dell’emancipazione femminile, attraverso una protagonista non sospetta.

Indicazioni terapeutiche: una pillola dolciastra e leggerissima per combattere la pesantezza del paternalismo borghese al grido di “women power”!

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