Promises Written in the Water: la furba incomunicabilità dell’artista

Vincent GalloVincent Gallo è stato senza alcun dubbio una dei personaggi più controversi e chiacchierati (secondo solo al presidente di giuria Quentin Tarantino) di questa 67esima edizione della Mostra Internazionale del Cinema di Venezia. Inafferrabile per qualunque giornalista volesse avvicinarlo per un’intervista, vincitore della Coppa Volpi per la miglior interpretazione attoriale in Essential Killing di Jerzy Skolimowski, si è dato alla macchia al momento di ritirare il premio, mentre come regista si è presentato con un’opera ostica, ermetica e sfacciatamente intellettualistica, che è piaciuta ad alcuni lasciando perplessi i più: il lungometraggio Promises Written in the Water
Ho scritto questa recensione per DoppioSchermo: continua a leggerla.

Indicazioni terapeutiche: ottima forma di distrazione per gli amici cinefili. Per esempio: siete alla cassa del supermercato e c’è una lunga fila di accaniti cinefili snob davanti a voi? Potete aspettare, oppure potete dire che nel cinema d’essai di vattelappesca è in programma il nuovo film del tormentato regista. Entro due minuti sarete fuori con i vostri sacchetti. Ottimi risultati anche all’inverso: c’è un ragazzo bruttissimo che non vi da tregua? Invitatelo a vedere con voi l’ultimo film di Gallo, dipingendolo come il vostro unico e vero mito. Dopo 10 minuti vi sarete liberate di lui. Attenzione: non funziona con i tampinatori cinefili.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *