Super 8: ET incontra Cloverfield. Spielberg, Abrams e gli extraterrestri.

Super 8
Quando la macchina dei sogni hollywoodiana incontra la capacità di sognare che soltanto i ragazzini possono avere, allora si può restare incantati davanti alla meraviglia di un mondo esplosivo, intenso, avventuroso, larger than life, ma allo stesso tempo di piccola taglia. Succedeva con alcuni dei film che hanno segnato i gusti e l’infanzia della mia generazione – sto pensando a I Goonies, a ET,  a Ritorno al futuro. Non a caso tutti film della prima metà degli anni Ottanta e con un comune denominatore, il nome del cineasta (regista/sceneggiatore/produttore) bambino per eccellenza: Steven Spielberg. C’è ancora lui dietro questo film i cui protagonisti possono essere per le nuove generazioni quello che per noi erano stati Mikey, Chunk, Mouth, Data & Co: diretto da J. J. Abrams (quasi non c’è bisogno di dire che è il papà di Alias, Lost, Cloverfield…) e prodotto da nonno Spielberg, Super 8 è una favola fantastica sul valore della libertà, sull’adolescenza e sull’autentica quanto necessariamente ingenua passione per la settima arte.
Super 8 – forse lo sapete già, visto anche che è passato tanto tempo da quando il film è uscito nelle sale americane – è la storia di un gruppo di ragazzini che durante la realizzazione di un corto assistono al deragliamento di un misterioso treno dell’Air Force che li proietta dall’horror per fiction all’avventura reale (poi, shhh, non ditelo a nessuno che c’è anche un altro livello, quindi è l’ennesimo bel gioco di metacinema, senza però la spocchia di chi prende il linguaggio più seriamente del contenuto). Il film contiene molta autobiografia del regista che, pur non essendosi mai trovato faccia a faccia con un alieno, negli anni della pubertà aveva iniziato per gioco a fare cinema con i suoi compagni di scuola (e in questo modo aveva conosciuto Spielberg… roba da poco, pensiamo noi comuni mortali!), ma ci sono anche molte citazioni alle pellicole di Spielberg e qualche autocitazione di alcuni temi che evidentemente stanno molto a cuore a J.J. Abrams. Eppure, non è certo l’effetto nostalgia verso altri tempi e altri adolescenti a rendere questo film in qualche modo magico, quanto la grande autenticità dei personaggi e la semplicità pre-adolescenziale dei loro rapporti, resa in maniera eccelsa dai giovani interpreti tutti molto dotati – tra i quali spicca Elle Fanning, la sorellina di Dakota, che si era già fatta notare per Somewhere.

Se avete un nipote, figlio, fratellino dagli otto ai tredici anni, questo è il film giusto con cui cominciare la stagione cinematografica autunnale, ma lo è anche se vi sentite ancora un po’ Goonies, come me.

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