Svalvolati on the road: la parodia corre su due ruote

Svalvolati on the roadQuattro uomini di mezza età, quattro vite già al limite dell’insoddisfazione, centinaia di miglia da percorrere in autostrada a cavallo delle loro moto: un’avventura che farà riscoprire loro il senso dell’amicizia e la bellezza di ciò che hanno. Raccontata così potrebbe persino sembrare una storia seria, una specie di Thelma e Louise al maschile, ma già dal titolo, Svalvolati on the road, è chiaro che si tratta di qualcos’altro. Il film di Walt Becker è una commedia demenziale, in cui battute a doppio senso e risate effetto buccia di banana si rincorrono. È esattamente quello che ci può aspettare dal regista di Maial College, un po’ moderato dalla produzione Disney.
Woody è John Travolta, un cinquantenne sull’orlo del fallimento economico e sentimentale, con qualche ritorno di febbre del sabato sera – lo vediamo esibirsi in movimenti pelvici alla Elvis Presley. Doug (Tim Allen, forse qualcuno lo ricorda nel telefilm per ragazzi “Quell’uragano di papà” in onda su Rai Uno qualche annetto fa) è un tranquillo dentista di provincia con un problema di colesterolo e un figlio quasi adolescente che non riesce a tenere a bada. Bobby (interpretato da Martin Lawrence) è uno sturacessi (per alcuni la vita non è tanto generosa) completamente sottomesso alla moglie, una donna di successo. Dudley (William H. Macy) è un programmatore informatico che ha il terrore delle donne e mostra qualche ambigua tendenza omosessuale. Loro sono i Wild Hogs, i protagonisti del film, motociclisti del fine settimana che un bel giorno decidono di dare una scossa alle loro vite: rispolverano le loro giacche di pelle e partono per un viaggio senza programmi, per attraversare le highways americane a cavallo delle loro moto. Un viaggio in cui, come accade ai protagonisti del Mago di Oz, ognuno troverà ciò che gli manca: la sincerità, la soddisfazione per la propria vita, l’autorevolezza, una fidanzata.
Svalvolati on the road è il controcanto caricaturale delle avventure on the road: i protagonisti sono goffi, vecchiotti e codardi. Tutto fila liscio fino al momento in cui incontrano una banda di “veri bikers”, i Del Fuegos, cattivi e senza pietà, capitanati dall’affascinante Ray Liotta. A essere ritrovati sono i soliti valori mainstream: l’amicizia riscoperta nelle difficoltà, il coraggio della franchezza, le responsabilità della vita quotidiana, che rendono più uomini di qualunque centauro spericolato. La trama è in fondo frivola e non troppo originale, ma è il pretesto continuo per fare ironia sui difetti dei protagonisti, sulle loro debolezze e sulle loro vite. L’happy end è quasi regalato, ma le risate sono assicurate.
Da tenere a mente: la colonna sonora con i Foghat (Slow Ride), Bon Jovi (Wanted Dead or Alive), George Thorogood (Who Do you love) e, dulcis in fundo, la più azzeccata, Highway to Hell degli AC/DC di cui uno dei protagonisti indossa una vecchia T-shirt consumata.

Indicazioni terapeutiche: l’esclusiva composizione chimica fatta di umorismo cameratesco e motori roboanti, coadiuvata da una colonna sonora ricca di classiconi del rock, rende il film un ottimo ricostituente, specialmente per gli uomini sopra i quaranta.

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