The Escapist: evasione dal carcere in grande stile

The escapistPresentato all’IrishFilmfesta a Roma e mai distribuito in Italia prima d’ora, The Escapist, esordio del regista Rupert Wyatt coprodotto da Irlanda e Gran Bretagna, è una rara perla cinematografica, uno di quei primi colpi che conquistano e riempiono di aspettative il cinefilo alla ricerca di sorprese.

Per questa ragione, mi segno mentalmente Rise of the Apes, il secondo lungometraggio di Wyatt, attualmente in post-produzione. Per chi poi volesse recuperare questo film, ho notato che si può facilmente trovare in rete una versione sottotitolata in italiano, ma… io non vi ho detto nulla! Il film si inserisce nel prolifico filone prison-break, che produce spesso risultati interessanti perché coglie gli uomini nel tantativo di riconquistare un bene dato per scontato, la libertà, e li dipinge in un contesto regolato da norme “incivili”. È il contesto estremo di privazione e stato brado a portare lo spettatore a una subitanea e profonda empatia con i prigionieri, vittime di una condizione considerata ingiusta a prescindere dalla colpa.

Non a caso, infatti, noi non sappiamo quale reato stiano scontando i protagonisti, ma conosciamo solo la lunghezza della pena. Sappiamo però qualcosa delle loro peculiarità, di chi sono dentro il carcere e di chi erano fuori. Ed è da fuori che erompe il bisogno di fuggire, quando Frank Perry (Brian Cox) scopre che sua figlia sta per morire a causa di un problema cardiaco: allora raccoglie intorno a sè un gruppo di persone che per amicizia o per necessità vuole includere nel suo piano: il piccolo chimico delle droghe Batista (Seu Jorge, già visto in esibizioni musicali nel film Le avventure acquatiche di Steve Zissou), il drago delle serrature Lenny Drake (Joseph Fiennes), il suo amico Brodie, esperto di sotterranei (Liam Cunningham)e il nuovo arrivato Lacey (Dominic Cooper). Man mano che il tempo passa e le cose si fanno difficili, siamo anche noi suoi complici dell’intricata trama. In un continuo flashforward e flashback, The Escapist alterna la presentazione dei protagonisti e della loro vicenda umana e il momento dell’evasione con un montaggio al cardiopalma e un ritmo narrativo pressoché perfetto. Agile e allo stesso tempo caldo, si avvicina alla perfezione formale con il connubio perfetto tra colonna sonora e ritmo visivo delle scene. Con hitchcockiano amore verso i dettagli ci porta per mano fuori dal carcere, facendoci seguire col fiato corto i suoi protagonisti, fino a ribaltare tutto ciò che abbiamo visto con un audace cambio di paradigma finale. Indicazioni terapeutiche: una disperata riflessione su dove sia la vera libertà.

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