Volver: la difficile strada verso casa

Penelope Cruz in VolverFrammenti di vita paesana, superstizioni e insinuazioni incorniciano Volver in una magia tipicamente ispanica. Lo snodarsi della trama, però, allontana il velo magico per scoperchiare segreti, perversioni e indicibili fatti di famiglia. Nella calda, appiccicosa nottata di ieri, non potendo dormire, ho rivisto questo film (che non parla di omosessuali) in cui Pedro Almodovar dipinge un universo dove gli uomini rappresentano il Male e solo alle donne è concessa la redenzione.
Raimunda è una Penelope Cruz più in forme del solito, materna e sensuale, fiera vittima che porta il carico di ogni vergogna. Raimunda a capo di un mondo di amazzoni, dal quale tutti gli uomini sono stati scartati con la più netta delle espulsioni. Uomini portatori di ogni colpa, viziosi, animali eccessivamente sessuati, che muoiono nel peccato. Con questa chiave di lettura si può intendere anche l’eloquente scena iniziale del film, con la pulizia delle tombe: “Quante vedove ci sono in questo paese!”Le donne di qui vivono di più degli uomini…”.
Con eleganza le trame di questo racconto si muovono a spirale, fino a ricongiungersi nel centro. Motti di spirito ed equivoci strappano qualche sorriso, pur mantenendo in sottofondo il suono sordo della tensione. La festa, la risata e il sotterfugio preparano il terreno per il finale: Raimunda si muove con forza e coraggio, ma la sua più grande prova sarà quella di affrontare il passato.
Volver significa tornare. Ritorno, ricordo, perdono. La confessione e la comprensione tra Raimunda e sua madre (madre che non vede, che non sa) avviene quando lo spettatore ha già unito tutti i fili e ha intuito l’ombra cupa del passato. Non è una spiegazione, ma un’epifania emotiva: lo spettatore porta con sé la sua drammatica certezza, ma solo in quel momento la sua cognizione si scioglie in pena, dolore, tenerezza.
Si potrebbe ancora dire molto sulla scelta delle inquadrature, sulla macchina da presa, posizionata talvolta sopra le teste dei protagonisti, sulla fotografia che alterna sporcizia e pulizia, ombre e luci nette che ritagliano con il coltello i colori vivaci. Si potrebbe dire sulla prova degli attori e sulla colonna sonora… Ma non aggiungo nient’altro, perché è così che ho deciso di parlare di questo film: una storia di femminilità e coraggio, di madri e figlie.

Indicazioni terapeutiche: stimola la catarsi emotiva ed è un valido aiuto per ricordare l’importanza e il peso del passato.

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