Elogio del fumo di una (non) fumatrice

In questi ultimi due anni ho sempre fumato nella convinzione di essere una non-fumatrice. Fumo poco… un pacchetto ogni 15 giorni! Molto ragionevole, sì. Ovviamente ci sono delle eccezioni, per esempio, se vado a una festa non mi regolo (specialmente se ci sono molti fumatori) e una sigaretta tira l’altra… un pacchetto può finire anche in serata. C’è un processo psico-chimico nella mente dei fumatori che parte ogni volta che un altro fumatore accende, è un automatismo: non ci pensavi per niente, conversavi distratta/o, ma alla vista di una sigaretta DEVI anche tu tirar fuori il pacchetto! Immaginate cosa può succedere se si è in sette… tutti fumatori! Caso raro, per fortuna. E poi c’è un altro luogo perverso: il luogo di lavoro. Sei stanco/a, non cer la fai più? Se chiedi di andare in bagno si sospetta incontinenza, non puoi dire che hai bisogno di una boccata d’aria perchè saresti preso/a per lavativo/a, le telefonate in molti casi sono considerate un gesto di maleducazione, l’unica pausa concessa è la pausa sigaretta. Così se hai bisogno di scappare per 10 minuti l’unica cosa che puoi fare è prendere in mano un pacchetto di sigarette (magari i non fumatori potrebbero portarsene appresso uno vuoto). Come se i tabagisti soffrissero di una malattia gravissima per cui morirebbero senza fumare, o come se il fumatore fosse un privilegiato. E poi c’è la fermata dell’autobus, la mitica fermata dell’autobus, dove, se non fumi, l’autobus non passa, se fumi, passa. Quindi ti coviene fumare, così (anche se dovrai immancabilmente buttare la sigaretta al secondo tiro) non devi aspettare troppo.
Tutte queste situazioni le conosco benissimo. Ma non mi sento una vera fumatrice:
  1. Come dicevo, un pacchetto, in condizioni normali, mi dura tra i 7 e i 15 giorni. Bisogna capire quando si verificano le cosiddette condizioni normali.
  2. Comunque questo significa che fumo meno di 4 sigarette al giorno, la soglia del fumatore.
  3. A volte lascio trascorrere settimane (anche mesi) tra un pacchetto e l’altro (ma non tra una sigaretta e l’altra, perchè, nel frattempo scrocco appena posso).
Ieri sera mi stavo preparando per scrivere il paragrafo 2.1 della mia tesi. Un  paragrafo davvero complicato, perchè la letteratura in materia è alquanto scarsa… si trova un riferimento qua, uno là… per collegare il tutto bisogna fare voli pindarici che non sono consentiti in una tesi (anche se sembrano naturali quando si ragiona). Data la situazione, le parole si ostinavano a non voler uscire. E insomma, vedevo lampeggiare il cursore di Works da mezz’ora. Allora l’ispirazione: devo fumare. Se scrivo mentre fumo diventerà tutto più naturale (e più dandy). Sarò più rilassata e troverò il modo per far quadrare quello che non quadra. Mi sono cambiata (!) e mi sono precipitata al distributore automatico (che non è vicinissimo, ma gli altri tabaccai erano chiusi perchè era il giorno dei Santi Pietro e Paolo). Ovviamente dopo una sigaretta ho iniziato a scrivere… ma posso sempre dire di non essere una fumatrice?
Una sigaretta è il prototipo perfetto di un perfetto piacere. E’ squisita e lascia insoddisfatti. Che cosa si puo’ volere di più?” Oscar Wilde

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