In mezzo al mare

Finisco di leggere e poi salgo sul ponte centrale. Mi sporgo a guardare il mare: l’unica cosa per cui valga la pena viaggiare in nave. Il mare scuro a perdita d’occhio, la scia bianca, le nuvole pesanti, la terra all’orizzonte ancora azzurra.
Sento l’odore del sale. Tutto quello che vedo è cielo e mare. Sento il richiamo del mio elemento. Forse è il segno zodiacale; forse il ricordo di tutte quelle volte in cui – mentre cercavo di imparare a nuotare, seguendo mio padre – ha cercato di prendermi, ma non mi ha presa; forse è il blu in cui ho cercato di annullarmi, per rinascere in una serenità nuova. Gli appartengo: quando morirò dovrebbero gettarmi tra le onde.
Il vento gioca con la mia gonna. Lascio fare, sono sola. Poi sento un fruscio, come se qualcosa si muovesse dietro di me. Mi volto. Un pezzetto di carta rotola sul ponte. Sono sola. Guardo le onde, mi perdo tra i ricordi e questo pezzo di mare.
Scendo di nuovo. Entro nel ponte coperto. La radio: una canzone dei Clash. Una donna e due uomini mi guardano. Provo un attimo di disappunto, perchè mi sento osservata sulla soglia tra la mia intimità e il mondo esterno. L’imbarazzo del corpo-istinto che muta in corpo-sociale.

4 Comments

  1. che meraviglia, L'avevo perso. Bello, bello, bello. Sembra quasi un sogno. O il racconto di un'esperienza extracorporea.

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