Macchina da scrivere

La ritrovata

Ci sono sere in cui puoi incontrare qualcuno senza muoverti da casa. Sere in cui puoi sentirti vicina a qualcuno che si trova a chilometri di distanza.

Sere in cui riprendendo le fila spezzate di un rapporto chiuso da tempo, chiuso senza ragione, tornano a galla pezzi di identità messi da parte. Come se una parte di te da tempo in apnea tornasse a galla, per prendere di nuovo respiro. Ed è una parte che non si accontenta di una boccata d’aria. Una parte che quando si risveglia ha bisogno di espandersi, di occupare tutto lo spazio che trova.

E di rimescolare tutte le carte in tavola.

Proverò a buttarmi di nuovo nella mischia della quotidianità, nella routine del tempo tutto occupato. Cercherò di vivere nello stile se-mi-rilasso-collasso, di tacere a me stessa i fini facendomi sopraffare dai mezzi, di spegnere la voce dell’inquietudine… Ma questa volta sarà difficile dimenticare me stessa, rimandarmi a domani. Ci sarà qualcuno che con la sua presenza virtuale e vitalissima, con i suoi inconsapevoli colpi di martello mi scuoterà dal torpore.

Rifare i conti con l’identità e le sue radici. Cercare di cogliere il senso di quella coscienza atavica che guida la personalità. Riaprire ferite che ho voluto dimenticare, mettere finalmente sotto il microscopio le mie lacrime ingoiate per dare un senso al percorso fatto fin’ora. Per capire gli aborti della mia mente dovrò strappare con coraggio il grumo di sangue rappreso e guardarlo. Raccontarlo a me stessa scavando senza pietà. Solo allora il sangue circolerà di nuovo libero. Solo allora il fluido potrà liberarsi fecondo.

Adesso che posso guardare quel passato abbastanza da lontano è venuto il momento di immergerci le mani.

Solo così potrò giustificare me stessa.

Capisci, è bastato che mi ricordassi che scrivere era il mio punto di partenza e che il ritorno a me stessa doveva essere il mio punto di arrivo. Con il tuo gesto mi hai fatto vedere come ci vuole coraggio per affrontare la vita, per prendere ciò che desideriamo. Bisogna aver voglia di sfidare se stessi e mettersi in gioco, perchè navigare nelle acque della certezza svuota la percezione della felicità.

Fare il passo più corto della gamba e muoversi solo se si è certi di vincere è noioso e ottunde la mente e i sensi. Ci vuole disordine, coraggio, vita. Una vita intera, non un collage di doveri e divertimenti. Bisogna esercitare la riflessione su di sè, raccontarsi ogni giorno la propria storia e altre storie ancora. E non fare il passo più corto della gamba, perchè non inciampare è sin troppo semplice, ma ballare. Ballare rischiando il proprio equilibrio: meglio cadere esausti e pieni che appoggiarsi al muro.

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