Mentre aspetto il meglio – che deve ancora venire, ovviamente

Villasimius

Non ho programmi sulle due settimane che passerò in Sardegna, solo una serie di immagini scomposte su cosa potrebbe succedere.

Abbronzatura al limite dell’insolazione, tanto per cominciare.

Nuotate lunghissime, che hanno ancora il potere di farmi perdere e ricordare me stessa, come se l’acqua fosse l’elemento al quale sono sempre appartenuta.

Hit dell’estate da ascoltare e dimenticare in una stagione, che mi accompagnano al bar della spiaggia, al supermercato e persino in qualche bagno pubblico.

Serate in cui mi preparo a uscire solo per mezz’oretta e poi torno a casa alle sei con le scarpe in mano per non fare rumore.

Feste di persone che non ho mai visto prima, ma offrono da bere.

Concerti sulla spiaggia, con cantanti di cui conosco solo il nome e due tre motivetti famosi. E io mi butto in mezzo alla gente e inizio a ballare come se non avessi mai ascoltato altro per tutta la vita.

Improbabili chiacchiere notturne con le amiche di una volta sul senso della vita, su tutto quello che è cambiato e sul fatto che alla fine niente sembra cambiare davvero, come in quella famosa frase del Gattopardo. Solo che sono le nostre vite e io resto sempre quella strana, con una direzione in divenire e la mania di farsi capitare fatti assurdi. Fatti che se avessi dieci anni di meno avrebbero anche senso, ma ora sono grande e si suppone responsabile. Solo che poi mi guardo allo specchio, non vedo la differenza (cammuffata tra rimmel, abbronzatura e luci furbe da discoteca), e facendo finta di essere la diciottenne che non sono più mi accontento che ogni mia sbandata vada a finire non-si-sa-bene-come.

Un giorno pagherò per tutto questo, ma non oggi… anche se solo a pensarci, a quest’estate che sta arrivando e alle onde che sento andare e venire, me duele La Cabeza!

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