Nostalgia – Il senso del ritorno

Dopo pranzo (sì… giornatina un po’ sfasata) credo che farò le valigie. Ovviamente potrei anche farle domani mattina, ma credo che le farò per il significato che hanno.
Non torno a casa da Pasqua, e non è che ci sia rimasta a lungo: giusto i giorni comandati. Così come a Natale. Così ogni tanto faccio qualche sortita fuori programma, anche se mi rendo conto che non basta per tenere uniti i fili, per mantenere i legami. Sembra evidente che abbia fatto una scelta e che la stia portando avanti, ma ogni volta che ci penso, mi viene un piccolo bruciore allo stomaco. Quando mi accorgo di quanto la casa dove sono nata sia lontana dalla mia vita attuale, mi sento come se avessi dentro un giocattolo rotto. [Un altro, tagliare legami è nel mio destino.] Ho paura di spezzare i pochi fili rimasti, di essere troppo lontana dalle vite altrui per mantenere la comprensione, l’amore, la vicinanza emotiva. [Ma l’egoismo mi dice sempre: devi seguire la tua.]
Per esempio, tra circa due settimane mio fratello compirà nove anni. E per la prima volta non so che cosa regalargli. E questo mi dice molto di quanto poco conosca i suoi desideri, i suoi gusti, i suoi interessi… Mi ricorda per quasi metà della sua vita non sono stata lì a vederlo crescere. E per quante volte mi voglia illudere di questo, non bastano qualche vacanza insieme e qualche difficile telefonata per mantenermi vicina a lui.

[Quando ho iniziato a scrivere, quello volevo solo dire che in questi ultimi mesi, il tempo ha accelerato i suoi ritmi, sfuggendomi di mano, disordinato e disordinante. Sono stata travolta, ho cavalcato, ho attraversato cambiamenti, un intenso pezzo di vita. Lontano da casa. Ma il tempo non passa solo di qua… o no?]

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