Peccati originali

Riflettevo con mia cugina e poi con il mio ragazzo su quanto ci rimanga attaccata l’impronta del mestiere dei genitori. Per anni si fa di tutto per nuotare in un’altra direzione e poi, magari, ci si accorge che è tra le cose che ci riescono meglio. Riemerge il modello che abbiamo assorbito senza rendercene conto. No, non ho trovato lavoro e non è nemmeno di questo che vorrei parlare oggi. Mi sono accorta di saper convincere le persone a comprare cose totalmente inutili facendo la promoter, così come mi sono accorta che ci prendevo gusto. Ma non è questo il punto.

“Credo che si diventi quel che nostro padre ci ha insegnato nei tempi morti, mentre non si occupava di educarci. Ci si forma su scarti di saggezza.” Umberto Eco, Il pendolo di Foucault

Ecco, è questo. È mio padre che ride beffardo quando l’incazzatura di mia madre incalza. Sono le gelosie di mia madre. Sono le visite ai parenti a cui seguono critiche spietate. Sono le due ore di stress che precedono ogni festa, organizzata a puntino. Sono le chiacchiere di adulti origliate mentre giocavo. Sono un groviglio complicato di piccole distrazioni, con cui l’umanità di un genitore scopre i suoi talloni d’Achille davanti all’essere vivente che dovrebbe educare. E qualche cosa penetra, magari loro malgrado, qualche altra cosa è rifiutata con prepotenza. I genitori sono le prime persone che comprendiamo, probabilmente sono anche le prime che perdoniamo. E forse l’unico modo per accettare pezzi di noi che soffochiamo è ritrovarli nelle istantanee della memoria. Per sentire che è solo un altro cerchio che si chiude.

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