Confesso che ho vissuto… l’estate scivolosa dei social network

Dopo essere tornata al lavoro una settimana fa con un vestito scientificamente studiato per mettere in evidenza l’abbronzatura e aver realizzato abbastanza rapidamente che: “Ehi, qui c’è da lavorare sul serio!“, dopo le prime piogge di fine agosto/inizio settembre, che mi sussurrano all’orecchio che la fine dell’estate non lascia scampo e non è ulteriormente procrastinabile, dopo che la pelle abbronzata ha iniziato a esfoliarsi senza permesso nonostante tutte le creme e gli accorgimenti … mi sembra chiaro che sia giunto il momento di fare ammenda dei propri peccati estivi e tornare alla routine. Sul sito spagnolo di GQ ho letto un post di denuncia sulle peccaminose licenze della moltitudine degli utenti su Facebook che diventano epidemiche durante i mesi estivi.

Le tentazioni sono forti e gli scivoloni dietro l’angolo e persino i più insospettabili sono caduti almeno una volta.

Nella mia consapevole ma a volte pericolosa leggerezza, mi sono macchiata di colpe e cadute di stile con quotidiana ostinazione. Ed è con grande umiltà che mi inginocchio pubblicamente e chiudo il cerchio di questa estate con le cinque macchie per le quali merito di scontare la mia pena nel purgatorio social.

1. Ho fotografato le mie gambe in spiaggia. Quando la geolocalizzazione non basta a comunicare in quale meraviglioso paradiso si stia oziando, è ora di un autoscatto che mostri le gambe colte nell’atto di assorbire la maggiore quantità possibile di raggi solari. La posizione più comune è quella con gamba piegata, il ginocchio orgogliosamente rivolto verso il sole. Un esempio si può vedere nella foto qui sotto, dove ho offerto una visuale sulla spiaggia dietro ad un intero pacco di wurstel assortiti. Una variante comune è la foto che con malizia un po’ naif mostra anche l’ombelico. Inutile dire che non mi sono risparmiata neppure quest’ultima.

Summer wurstel legs

Summer Wurstel

2. Ho pubblicato post che pubblicizzavano una mia certa tendenza all’alcolismo. Il fatto che alla fine di una serata anziché godere del sonno alcolico dei giusti, mi sia fermata sul terrazzino per fare un collage delle foto scattate e pubblicarlo su Instagram sarebbe anche un peccato veniale, ma la caption con errore ortografico annesso, che sembra confermare involontariamente lo stato di leggera ebrezza espresso dalla foto è inammissibile.

3. Mi sono geolocalizzata in maniera incauta. Aggiungere la geolocalizzazione ormai è così facile che lo si fa senza pensaci troppo, specialmente su Instagram, dove disegnare una geografia degli spostamenti individuali e in una parola della vita stessa diventa semplicissimo grazie alla photo map. Qualche volta piantare la propria bandiera da qualche parte non è la migliore delle idee, come ho avuto modo di riconoscere. Non tutti i mali vengono per nuocere: grazie alla mia mancanza di cautela ho dovuto imparare come fare per togliere le foto dalla mappa.

Instagram: geotag

La mia photo map su Instagram

4. Ho documentando le mie giornate al mare con una serie di pose da sirenetta spiaggiata. Non sarebbe di per sé peccato se avessi lasciato riposare le foto in qualche cartella privata di Dropbox. Invece, dimostrando un reiterato e studiato narcisismo, a intervalli regolari ho pubblicato alcuni degli scatti su Instagram, Facebook e Twitter. Ho guadagnato follower, amici, ammiratori e qualche meritatissima presa per il culo da parte degli amici, quelli veri, che sono arrivati al contro-scatto parodico.

Tramonto | Maria Silvia Sanna

Poser da spiaggia davanti alla furba luce del tramonto

5. Ho risposto alle email di lavoro dalla spiaggia e ho pubblicato foto da bimbaminkia scattate in ufficio. Mai come quest’anno le vacanze e il lavoro si sono mischiati e mentre in ufficio entravo nel mood estivo, in vacanza rispondevo a improrogabili richieste dei colleghi. Rimane il retrogusto di un’estate molto più lunga di quelle tre settimane di ferie effettive, ma anche la consapevolezza che qualche volta lasciare l’iPhone a casa mi avrebbe fatto essere più presente.

In trasparenza, tra uno scivolone e l’altro, si nota la linea sempre più sottile e ambigua tra professionale e personale, tra personal branding e puro gusto di esprimersi. Non è più tempo per analizzare i pericoli e interpretare gli effetti di questa sfumatura, ma forse è il momento buono per iniziare a essere semplicemente se stessi, l’unico modo per non tradirsi mai (troppo).

Che ne dite? Quali sono stati i vostri peccati?

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