EnemyGraph: blasfemia social

Love and haters
Ho ripreso questa simpatica dichiarazione d’amore da Pinterest, il nuovo social network che crea dipendenza (a proposito – e poi subito vado al nocciolo del discorso – mi trovate anche lì… avevate forse dubbi?), perché mi sembra una introduzione perfetta per parlare dell’EnemyGraph.

Ti amo perché odiamo le stesse cose

Frase bizzarra, efficace ossimoro che fa luce su un sottinteso banale quanto sottovalutato delle relazioni umane: anche le contrapposizioni creano relazioni. Si tratta di psicologia sociale spicciola: ognuno di noi è portato a massimizzare le somiglianze in-group e minimizzarle out-group. Da ciò deriva che un aperto schieramento contro qualcosa o qualcuno ci avvicina a qualcosa/qualcun altro. D’altra parte la nostra cultura è fatta di contrapposizioni viscerali, che solo a uno sguardo davvero attento si rivelano molto meno nette di quanto non appaiano:

PC Vs. Mac Coca Cola Vs. Pepsi Nike Vs. Adidas Twitter Vs. Facebook Madonna Vs. Lady Gaga

E sono solo pochi esempi, per rimanere nell’ambito dei brand (sì, anche Madonna e Lady Gaga sono brand). Si tratta di un giochetto che può fare chiunque prendendo un campo a caso della conoscenza umana.

Ora provate a pensare a quante volte la vostra stima nei confronti di una persona semi-sconosciuta ha subito una rapida impennata grazie a un comune snobismo:

“Maria De Filippi? Chi, il marito di Costanzo?” “I Beatles? La diffusione degli acidi negli anni Sessanta è stata la loro grande fortuna.” “La Costa Smeralda? Perché, è Sardegna quella?”

Una frase del genere e l’interlocutore che avevate appena degnato di uno sguardo annoiato diventa all’improvviso il vostro miglior amico. Magie dell’affinità elettiva. Oppure: quante volte vi è capitato di sentire desiderare il tasto dislike su Facebook? Ognuno di noi vuole poter affermare i propri gusti, ma anche i propri dis-gusti. Ed eccoci giunti al punto: l’applicazione EnemyGraph serve proprio a questo. Non più (solo) gruppi di fan e sostenitori ma anche gruppi di accaniti detrattori che hanno in comune l’odio anziché l’amore. EnemyGraph è una paradossale connessione sulla base dei muri che tracciamo tra noi e le cose che non ci piacciono, ma anche una classifica dei personaggio famosi e dei brand più odiati. Potrebbe sembrare un approccio antisociale e invece è più social che mai.

Mi è piaciuto moltissimo l’articolo con cui l’ideatore dell’app presenta EnemyGraph: con finezza sociologica e uno spirito corsaro che fa pensare alla cultura hacker, Dean Terry si prende gioco di tutti, ma soprattutto del gigante Facebook, sulle spalle del quale si erge. 

Va bene, ma cosa ce ne facciamo di questa rete dell’odio? Allo stadio attuale EnemyGraph è solo una intelligente bozza e i like alla sua pagina sono poco al di sopra delle tre migliaia. Se diventasse di uso comune e si sviluppasse ulteriormente a livello di usabiltà e reperibilità delle informazioni, dal punto di vista del marketing EnemyGraph potrebbe rivelarsi una meravigliosa miniera:

  1. La classifica dei più odiati potrebbe essere una sorta di cartina di tornasole per la brand awarness: ricordate la vecchia e abusata citazione di Wilde? Ecco: i brand con più fan sono anche quelli che generano più odio, perché sono quelli più esposti quindi, nel bene o nel male sono al centro dell’attenzione.
  2. Analizzare l’opinione dei propri detrattori è da sempre un ottimo spunto per migliorare.
  3. Capire le ragioni della la negatività degli utenti verso un concorrente diretto può essere uno strumento per rafforzare le differenze e polarizzare il proprio posizionamento.
  4. Studiare le connessioni tra like ed enemies può realizzare una precisa mappa delle tendenze culturali e/o consumistiche.
  5. Dal punto di vista degli utenti, formare gruppi di nemici può essere d’aiuto per incanalare una inimicizia comune in una qualche forma di guerra. Detta così sembra una cosa terribilmente incivile, ma io penso a gruppi di attivisti che reclutano adepti nel nome di una causa comune, mentre spero sia più improbabile che un gruppo di detrattori scatenati vada sotto casa di Justin Bibier – primo nella classifica dell’odio – per riempirlo di botte!

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