Pinterest stimola la creatività o asseconda la pigrizia?

Pinterest

Negli ultimi mesi si è parlato molto del fenomeno Pinterest, il nuovo social network specializzato nell’organizzazione e condivisione di immagini. Osannato come il prossimo gigante del web (con la curva di crescita più rapida nel già fulmineo contesto dei social network), Pinterest ha subito nelle ultime settimane un calo nella rapidità di crescita, ma resta la grande novità del 2012 (a essere precisi in fase Beta e negli Stati Uniti, la storia comincia ben prima). Personalmente me ne sono innamorata senza riserve e lo sto usando per collezionare cose belle, frasi che mi colpiscono e per portare un po’ di traffico al mio blog attraverso le immagini più significative. A dirla tutta, quest’ultima attività occupa – credo – l’1% del tempo che ci passo. Mi comporto come se Pinterest fosse soprattutto un album dei desideri o un’agenda delle medie in versione digitale. Interrogandomi sul successo di una piattaforma tutta basata sull’appeal delle immagini, la mia curiosità, più che dai suoi possibili utilizzi nel campo del marketing, è attratta dall’aspetto etnografico/sociologico.  In parole povere: perché la gente usa Pinterest e in che modo? Approfondendo l’argomento è imprescindibile un’occhiata al POV di Enguage: A Review of Social Media’s Newest Sweetheart. In particolare un paragrafo mette in rilievo il passaggio dalla creazione di contenuti alla cura degli stessi di cui Pinterest non è che l’ultimo protagonista.

Now we’re seeing people shift more energy toward curating interesting and compelling content. People stare into a fire hose of information every day, and it’s having an impact. They’re actively seeking ways to not only filter and organize what they find, but also to less stressfully consume more content. That is the behavior Pinterest exploits. FONTE: A Review of Social Media’s Newest Sweetheart by Enguage

Nell’overload di informazioni a cui qualunque utente di Internet è sottoposto, le persone iniziano a cercare un modo per organizzare, salvare e avere letteralmente cura dei contenuti più interessanti, in modo da poterli trovare in maniera semplice e gradevole quando ne avranno bisogno. Gradevole è la parola chiave: Pinterest vince la sfida dell’attenzione degli utenti chiedendo meno stress e meno tempo da impiegare a leggere. basta un rapido colpo d’occhio per scorrere una bacheca organizzata con cura. Vogliamo conservare e catalogare ciò che ci interessa in un modo che ne conservi la bellezza e che aiuti ad esprimere la nostra personalità. In questo senso si può dire che la content curation sia la nuova forma di espressione del sè: la nostra identità si esplica come un collage di immagini, suggestioni, frasi ed elementi di lifestyle che altri hanno creato. Come nella vita di tutti i giorni l’originalità è perla rara e la maggior parte di quello che siamo, mangiamo, facciamo, lo dobbiamo al pensiero di qualcuno che ci ha preceduti. Se si guarda il bicchiere come mezzo vuoto, si può essere facilmente portati a pensare che questo eroda lo spazio per la creatività sostituendola con un’espressione di sé più superficiale e pigra. Ci si dimentica, però, che in tutta la storia degli user generated contents (e, allargando lo sguardo, nella storia delle arti, delle lettere e della creatività) sono sempre stati molto più numerosi gli utenti/spettatori/lettori rispetto a quelli che realmente producono contenuti originali. Niente di nuovo sotto il sole, insomma. Tra l’altro, c’è chi sostiene che che usare Pinterest sia un modo per stimolare la creatività in cucina, a casa e persino sul lavoro. Eppure il tempo è poco e spesso le ore spese nel creare la perfetta bacheca di DIY o un menù virtuale per il pranzo della domenica, sono direttamente sottratte al fare queste cose per davvero. La domanda è di quelle da un milione di dollari… come fare a realizzare il giusto equilibrio tra il tempo dedicato alla ricerca di stimoli e quello dedicato al fare qualcosa? 😉

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