L’overload social ci manderà in tilt? I social network e il nostro cervello

Cervello sovrastimolato“Troppi stimoli.” Ha sentenziato sorridendo un mio nuovo collega, dopo un’occhiata alla mia finestra social. In ufficio ho l’abitudine di aprire su Firefox tutto quello che mi serve per lavorare e su Chrome i miei social network preferiti. Visto il lavoro che faccio, capita facilmente che le due finestre si invertano e gli spazi si mescolino, ma in linea di massima trovo questo espediente abbastanza utile per evitare distrazioni. Anche, cerco di determinare la quantità di tempo da dedicare a ciascuna cosa, ma ogni tanto la vista di una notifica mi colpisce come un veleno e l’unico antidoto contro la curiosità è andare a controllare di che si tratti. Credo che un po’ tutti quelli che lavorano davanti a un computer abbiano lo stesso problema. Gli stimoli arrivano in continuazione e solo una forte determinazione e un pungente senso del dovere permettono di dare alle cose la giusta priorità. Anche mentre scrivo questo articolo, la mail di Facebook si riempie dei messaggi di un tizio che ho incontrato per caso in un locale dopo (un milione di) anni da quando abbiamo avuto una storia, un suono mi avverte dell’arrivo di alcune mail e su Twitter va avanti una interessante conversazione che sto lurkando senza avere troppo da dire – per non parlare di Elsa, che cerca di assaggiare il bicchiere di birra appoggiato sul tavolino. Fortuna che ho lasciato il caricabatterie in ufficio, così nessuno può raggiungermi sul cellulare scarico! 😉

A parte gli scherzi, stiamo certamente sfiorando quelli che sono i limiti fisiologici della nostra mente: alcune ricerche iniziano a evidenziare come ci muoviamo verso un’obesità cognitiva. Cosa significa?

Facebook droga

Mi ha colpito molto questo articolo tratto da un blog del network Harvard Business Review: Your Brain on Facebook. L’autore dell’articolo, David Rock, fornisce alcuni spunti interessanti sull’overload social al quale siamo continuamente sottoposti e sulle sue conseguenze. Alcuni dei punti principali in sintesi:

  1. Così come merendine, hamburger, alcolici e altre “calorie vuote” hanno reso obesa una parte consistente della popolazione mondiale, allo stesso modo rischiamo di riempire il nostro cervello di “stimoli vuoti” che apparentemente ci forniscono una ricompensa psicologica producendo dopamina a ogni nostro scambio virtuale.
  2. Le interazioni face to face restano esponenzialmente più coinvolgenti e soddisfacenti, ma quelle sui social network sono semplici da attivare. Resta, però, un senso di insoddisfazione che nelle interazioni di persona sarebbe sopito dalla produzione di ossitocina e serotonina. Così, come bulimici conversazionali, continuiamo a cercare nuovi stimoli e ricompense sui social network.
  3. L’eccesso di dopamina genera piacere (come un eccesso di zucchero, nota l’autore del post) ma ci rende iperattivi, intaccando la facoltà di concentrarci su ciò che stiamo facendo.

Facebook Invadente

Così per tante ore al giorno, tutti i giorni, sfarfalliamo da una finestra all’altra gongolandoci per un like, divertendoci a rispondere a una serie di commenti spiritosi o facendo uno spudorato stalking virtuale  a qualcuno cui non chiederemo mai di uscire per un aperitivo. Le ricompense sociali sono un flusso continuo, ma piuttosto mediocre, epurato da ogni rischio. Al di là delle possibili conseguenze sulla vita sociale stessa, esistono conseguenze che si allungano sul lavoro o sullo studio… Uno studio di psicologia sociale del Covenant College sulla relazione tra l’uso di Facebook e le performance accademiche sottolinea la correlazione positiva tra l’uso di Facebook e la presenza di nevrosi e di una certa estroversione. In più, il tempo passato su Facebook sembra erodere i risultati accademici. Chiunque abbia un minimo di competenze legate alla metodologia di ricerca sociale, potrebbe avanzare il dubbio che la correlazione positiva possa essere inversa: anziché leggere il dato supponendo che l’uso di Facebook rovini gli studenti in gamba, si potrebbe invertire la direzione delle freccia e pensare che studenti pigri e persone molto socievoli preferiscano espandere la propria vita sociale attraverso Facebook piuttosto che mettersi a studiare. Certo, è ormai un luogo comune dire che i social network siano una droga ed è successo a tutti di non riuscire a concludere un compito perché troppo distratti. Con un po’ di autodisciplina, però, si può ancora scegliere cosa fare e a cosa/chi dedicare l’attenzione. Io, per esempio, avevo proprio intenzione di finire questo articolo, così ho lasciato perdere i social network e ho ignorato Elsa, che per la noia si è addormentata tra le mie gambe. Se, nonostante la lunghezza di questo post, siete arrivati fino a qui, siete la dimostrazione del fatto che sia ancora possibile mantenere un certo livello di concentrazione per alcuni minuti. Grazie per il tempo che mi avete dedicato! 🙂

9 Comments

  1. Ho letto l'articolo, mentre chattavo con la collega del piano di sopra (Silvia tu la conosci bene), e rispondo al collega mentre scrivo questo post…probabilmente ho fatto un po' di errori ortografici ma non posso di non essere stata concentrata almeno per qualche min. Anzi, ti dirò, mi è rimasto impresso il termine "obesità cognitiva", l'hai coniato tu o l'hai già coniato? poi son d'accordo sul concetto che noi siamo limitati rispetto al mondo social network, ne stavo parlando giusto ieri con un altro collega.
    Stalking virtuale, altra bella chicca 😉

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  2. bel post, non fosse che, avendolo scritto mentre arrivavano le notifiche dai vari social, ciò ne avrà intaccato indubbiamente la completezza e l'obiettività.
    come per questo commento, d'altronde.

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  3. L'ho coniato io sulla base di questa frase nel post inglese che ho linkato: "Our minds may be going the way of our waistlines, as a result of "empty neural calories": fodder for the brain that stimulates but doesn't fulfill."
    Non mi fate troppi complimenti sulle scelte lessicali che mi ringalluzzisco! 🙂

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  4. Si può risultare esaustivi pur essendo distratti?!? Io penso e spero di sì! 😛
    Comunque ora vado a mangiare un po' di cioccolato avendo arguito che, colpa del lavoro, sono in carenza di serotonina! :!

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