Overblog rivela i segreti degli influencer della blogosfera

La domanda da un milione di dollari della blogosfera è: come si fa a diventare una blogstar? Ce lo siamo chiesti tutti, io per prima, vedendo tante persone piuttosto comuni assurgere al leggendario Olimpo dei Blogger e i loro blog schizzare in cima alle classifiche più autorevoli. Insieme alla curiosità una punta di invidia – o magari un sano e genuino bisogno di eccellere foraggiato da una massiccia dose di competitività.
Studio di Overblog

In occasione del suo sbarco in America per il Blog World and New Media Expo 2012, la piattaforma francese Overblog (gruppo, Ebuzzing, sissignori, e – a proposito – se volete iscrivervi cliccate qui) ci regala una panoramica sulle differenze tra blogger europei e americani, sui loro orientamenti e sulle tecniche che usano per costruire la propria influenza. Certo, ancora non è stata scoperta alcuna formula magica, ma  il recentissimo studio di Overblog, che raccoglie le esperienze di 5.000 influencer situati in Europa e Nord America, ci offre alcuni dati su cui riflettere. USA Vs Europe: i blogger americani restano quelli più pro-oriented Il mito del blogger professionista che guadagna un sacco di soldi è fondato e i dati raccolti da Overblog evidenziano come in Europa siamo ancora indietro da questo punto di vista. A mio avviso, alcuni indicatori del maggiore orientamento al blogging professionale nel Nord America sono:

  • Il maggior numero di blogger che si appoggiano su un blog hosting service;
  • La tendenza a girovagare di più per la blogosfera: i blogger del vecchio continente spulciano una dozzina di blog al giorno (in media), diciotto quelli americani;
  • Il fatto che il company blogging sia estremamente più diffuso negli Stati Uniti, dove il 57% dei blogger gestisce il blog della propria società, mentre un altro 43% scrive per il blog di una o più società per le quali lavora;
  • La presenza, negli Stati Uniti, di un maggior numero di blogger che hanno alle spalle una pluriennale esperienza sul campo;
  • L’so, da parte della maggior parte dei blogger statunitensi (94%) della propria vera identità (il che significa molto dal punto di vista del personal branding e della credibilità di un blogger), contro il 32% di quelli europei;
  • Per finire, i maggiori guadagni dei blogger statunitensi, ma questo è un punto sul quale tornerò alla fine del post.
Alcune curiosità sulle quali riflettere 
  • Vita privata? Il 70% dei blogger americani racconta qualche dettaglio personale di tanto in tanto, contro il 56% degli europei. Significativo il fatto che il 40% di questi ultimi non ne parli mai sul suo blog. E ora si apre l’eterna questione: parlare della propria vita privata fa bene al blog? Si passa dai duri e puri della professionalità che restano fermi sulla propria categoria di interesse, senza offrire spunti che riguardano la propria esperienza umana, a coloro che focalizzano tutte le proprie energie nella costruzione del personaggio a tuttotondo. Personalmente, sono per la via di mezzo, ma ho notato (non senza un certo piacere narcisistico) che i miei lettori tendono ad apprezzare molto i post leggeri, focalizzati sulla vita privata e anche quelli che, pur non concentrandosi su di essa, ne forniscono qualche piccolo scorcio. Io credo che aprire le porte del proprio quotidiano crei un legame empatico con i lettori, che rende spesso più appetibili e interessanti anche le opinioni e i contenuti. E se questa fosse una delle lezioni dei colleghi d’oltreoceano?
  • Dimmi perché blogghi…
    Curioso che, quando si tratta di dichiarare la ragione per la quale si sceglie di fare il blogger, i soldi siano in fondo alla lista. Un’altra cosa che mi sembra di poter evincere, come sottotesto delle risposte, è ancora una volta un orientamento più professionale da parte degli americani. Mentre in Europa i blogger sono guidati soprattutto dalla passione per il settore di cui si occupano, negli Stati Uniti la condivisione delle conoscenze, la costruzione della propria autorevolezza e la ricerca di opportunità di business per la propria azienda assumono un maggior peso.
  • I blog sono sempre più social-oriented I consigli old-school relativi all’ottimizzazione SEO e alla partecipazione alle conversazioni su altri siti e blog, sembrano del tutto destituiti grazie ai social network: aggiornamenti frequenti e social-syndication sono estesamente riconosciuti come le più efficienti fonti di traffico per il blog.
  • E la community? I lettori leggono i contenuti sul blog, ma poi partecipano alla conversazione sui social network, per questo la maggior parte dei blogger europei fa community building tramite Facebook, mentre quelli americani sembrano preferire Twitter. Non è quindi un caso se i blogger statunitensi spendono molto più tempo a gestire la community, che ad aggiornare il blog.

Tempo per singola attività

Parliamo di soldi… Negli Stati Uniti essere blogger può anche essere la principale/unica fonte di guadagno. Diversa la situazione in Europa, dove solo una piccola minoranza può permettersi di mantenersi solo attraverso questa attività. Curioso che in Europa il 50% dei blogger professionisti dichiari di non guadagnare nulla dal proprio blog e solo l’11% guadagna cifre che si possono verosimilmente considerare sufficienti come entrata unica.

Guadagnare con un blog

Guadagnare con il blog

Personalmente, temo che il divario tra USA ed Europa sia anche una questione di attitudine e ce ne accorgiamo dando un’occhiata alle reazioni dei blogger quando si tratta di rispondere a proposte da parte delle aziende.

Rapporto tra brand e blog

Mentre la maggior parte dei blogger vaglia tutte le proposte per selezionare quelle più convenienti, c’è un 25% di blogger europei che dichiarano di rifiutare tutto (forse in nome di una ideale purezza dei contenuti del blog?), risposta scelta solo dall’11% dei blogger americani.

Risorse per i blog

Ma insomma da dove arrivano i guadagni dei blogger?

Mentre gli statunitensi hanno capito l’enorme valore dell’offrire prestazioni di consulenza, quelli europei sono piuttosto ancorati a una concezione del blog in quanto media (che gira intorno al contenuto più che intorno all’autore), quindi cercano di ricavare denaro soprattutto dall’advertising. Rispetto a quanto detto prima, mi sembra la quadratura del cerchio. Non credete?

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