Il figlio di Bakunìn

Scarpe da minatore

E scoprirai quel che resta di un uomo, dopo la sua morte, nella memoria e nelle parole altrui.

Sergio Atzeni, Il figlio di Bakunìn, Sellerio Editore Palermo

Prende i passi da qui l’avventura investigativa dell’invisibile narratore, che percorre il Campidano e la Marmilla per ricostruire la vita di un uomo che non ha mai conosciuto. Il racconto si fa e si disfa attraverso il telaio dei suoi incontri con le persone che hanno conosciuto Tullio Saba. L’uomo è uno, ma le lingue sono cento e ciascuna infila nella storia le sue allusioni e i suoi pregiudizi. Pochi ci mettono amore o qualcosa che si possa scambiare per tale. Tutti ci mettono le proprie vicende e un pezzettino di vita.

Ne viene fuori un ritratto affascinante, scritto in un italiano parlato in sardo. Tullio Saba è un eroe schiacciato dagli ideali, un malfattore, un seduttore senza né soldi né malizia; è un anarchico, un comunista, un minatore, un vagabondo, un artista. È tutto e niente, come potrete immaginare, ma se raschiate a fondo le parole di Sergio Atzeni, da qualche parte troverete il vostro Tullio Saba. Lo vedrete passeggiare nell’aria stanca di miniere e di paesaggi brulli, andare per paesi sempre uguali a ieri e far cadere la propria ombra sulle stradine strette del quartiere di Marina, a Cagliari.

Sono arrivata alla fine con la gola secca e il cuore stretto, per il mio Tullio Saba randagio e bisognoso di tozzo di affetto.

Non chiedetemi la sciocchezza di classificare questo libro con un tot di stelline, leggetelo e basta, che vi piacerà. E se non vi dovesse piacere, è colpa vostra che siete troppo continentali.

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