La vita mistero prezioso di Daisaku Ikeda

Daisaku Ikeda

Daisaku Ikeda – Leader della Soka Gakkai Internazionale

Questa non è una recensione qualsiasi, sia perché ho impiegato un po’ di tempo a tirare le fila di molti pensieri sparsi, sia perché si tratta di uno sconfinamento tematico sicuramente inconsueto. Con la scusa della monoporzione cerebrale, ho abituato chi mi legge a curiosi voli pindarici, seguendo una linea disegnata dai miei pensieri e dalla mia vita. In altre parole, questo blog è un gigantesco cartello con su scritto: “Chi mi ama mi segua“.

Non avevo mai parlato di religione, prima d’ora, perché è da più di un decennio che ho ibernato questo tema definendomi agnostica. Verso i sedici anni l’infantile e sicuramente ingenua curiosità verso le religioni si è disciolta nell’interesse adolescenziale per il pensiero speculativo della filosofia: stavo ancora cercando un senso, ma avevo deciso di cambiare metodo.

Conosco molte persone che, crescendo, si sono spostate da un ovvio cattolicesimo imposto quasi per natura, a correnti di pensiero che negano la religione. Tra la sospensione di giudizio agnostica e la negazione della trascendenza propria degli atei, mi è capitato di incrociare alcune persone che hanno scelto la strada orientale del buddismo. Persino la mia cantante preferita è buddista. Secondo L’Espresso, la comunità italiana è la più grande d’Europa, con circa oltre 70.000 fedeli.

Mi interessa la conversione come scelta consapevole e mi interessa ancora di più capire come la pratica di una delle religioni più antiche del mondo possa generare senso per un italiano del 2013. Così, mi hanno consigliato di leggere La vita mistero prezioso di Daisaku Ikeda.

A questa lunga premessa devo aggiungere di non essere buddista e mi scuso in anticipo per eventuali inesattezze o fraintendimenti, che spero vogliate segnalarmi.

La vita mistero prezioso di Daisaku Ikeda

 

Chi mi ha prestato il libro ha avuto cura di farmi partire psicologicamente attrezzata, dicendomi che sarebbe stata una lettura complessa. Sicuramente non poteva essere altrimenti, perché La vita mistero prezioso mette in ordine i principi cardine del buddismo di Nichiren, coniugandoli con il progresso scientifico e il pensiero dei grandi filosofi occidentali. Filosofo buddista e presidente della Soka Gakkai Internazionale, Daisaku Ikeda è molto bravo ad avvicinarsi al lettore americano ed europeo facendo riferimento al suo universo culturale, usando ad esempio le categorie kantiane e i principi della psicologia junghiana come ganci sui quali costruire l’immagine della visione buddista del tempo, dello spazio, della vita e della morte.

Superata l’iniziale diffidenza verso il titolo (avrei preferito una traduzione più fedele all’originale giapponese, Seimei O Kataru, che significa Dialogo sulla vita e ha un suo fascino classico), ho iniziato ad apprezzare lo sguardo olistico di Ikeda, che spazia in qualunque ambito della cultura in maniera divulgativa, ma mai banale, per ricondurre ogni fenomeno a una visione unificante.

La differenza fondamentale tra i tre grandi monoteismi figli del ceppo ebraico e il buddismo è una concezione immanente della divinità. La forza vitale permea l’intero universo in un grande respiro e non ha bisogno di essere creata: in un certo senso tutto è sacro e non esiste nessun dio trascendente al quale rivolgere le proprie preghiere.

Se ragioniamo in termini di principi morali, la compassione buddista e quella cristiana non sono poi così distanti: entrambe si basano sulla comprensione profonda dei sentimenti dell’altro. Se portiamo il nostro ragionamento a un livello etico, vediamo che le fondamenta sono rovesciate: poiché il cristiano deve la propria vita a un dio, il suo comportamento sarà sempre eterodiretto, il buddista al contrario vede nella sua vita la realizzazione effettiva di una serie di cause che si sono attivate nel passato, in una concatenazione che unisce qualunque tempo, qualunque luogo, qualunque ambito fenomenico. A beneficiarne è il senso di responsabilità verso se stessi, verso la propria vita, verso gli altri.

In una società in cui l’individuo è contemporaneamente un atomo e il nodo di una rete, la filosofia buddista aiuta a restituire all’uomo la forza di agente nella storia. La fiducia nel futuro non è tanto riposta nella prossima vita, ma nel conseguimento della felicità spirituale nel presente all’interno del fluido panta rei. Il buddismo non è una comoda giustificazione religiosa dell’individualismo, ma il suo superamento attraverso la costruzione non egoiostica del proprio ruolo nel mondo.

Credo che nel libro di Ikeda ci siano gli elementi fondamentali per capire la ragione per cui oggi molti italiani si rivolgono alla fede buddista. Mi chiedo se, al di là della fede stessa, il buddismo non possa essere una visione equilibrata e serena sulla quale basare un’etica non religiosa del fare e dell’autoconsapevolezza.

2 Commenti

  1. Mi hanno parlato di questo libro e ne sono affascinata ad acquistarlo anche con ciò che c’e scritto qui….

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    1. Allora direi che è ora di seguire il consiglio. 😉

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