Mani buone per impastare

Mani buone per impastare di Slawka G. Scarso, Blonk (2014)

I vicini di casa hanno sempre stimolato la mia immaginazione. Vite così diverse dalla mia, misteriosamente lontane nonostante la prossimità fisica. Ho imparato vivendo in città che di certe persone ti sembra di cogliere tutta la vita, da un pugno di dettagli e di parole origliate. Una volta avevo anche pensato di scrivere un racconto su due vicini che non si incontrano mai. Non l’ho mai fatto.

Invece Slawka G. Scarso ha scritto un’intera raccolta sui vicini e sul loro modo di conoscersi attraverso le cortine delle finestre, gli spioncini della serratura, i pianerottoli e le trombe delle scale. Mani buone per impastare è questo: otto racconti e una manciata di intermezzi parodici sui vicini di casa.

Mani buone per impastare

Leggerli mi ha fatto fatto pensare a quella casa in via Genzano, dove la grande finestra si affacciava sulla camera di un uomo sull’altro lato della strada: tramite questi enormi occhi sul muro dei palazzi potevamo sbirciare le nostre rispettive vite. Fino al giorno in cui la mia festa di compleanno è stata interrotta da uno spettacolo un po’ porno e ho capito che se lui non aveva bisogno di tende, io dovevo assolutamente comprarne una. E quella casa a San Giovanni, dove un giorno una vecchia signora ha scelto di morire e il suo corpo rotondo è passato davanti alla mia finestra, mentre studiavo sociologia. Mi ha ricordato Elsamorante (quella col nome tutto attaccato, dal pelo nero e il corpo snello ed elegante) che non è mai più tornata dalla casa dei miei in Sardegna.

Le storie e i personaggi di Slawka sono così assolutamente realistici, che spalancano le porte della memoria sulle tante persone che ho sfiorato solo per caso in appartamenti che sono stati miei solo per poco. Nei racconti di Mani buone per impastare c’è la curiosità a volte infantile, a volte morbosa che nutriamo per le persone di cui sappiamo troppo – ma ancora poco. C’è l’innocenza di certi piccoli fraintendimenti e anche una manciata abbondante di follia, c’è il malinconico mistero del passarsi davanti tutti i giorni senza davvero comprendersi mai.

Tutto questo in una scrittura leggera, agile e camaleontica che raccoglie le voci dei vicini senza emettere mai un fiato o un lamento, senza gridare un giudizio – per non fare scoprire il nascondiglio discreto dei suoi sguardi.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *