Martin Eden

Martin Eden di Jack London, La Biblioteca di Repubblica – L’Espresso Editore

Ho incontrato questo libro alcuni anni fa in un mercatino. Mentre lo  soppesavo con aria distratta, cercando di capire sulla base dei grammi di carta e inchiostro quanto potesse interessarmi, sono stata sorpresa da un amico: “Martin Eden! È il mio preferito di sempre!”. C’erano, forse, anche altri punti esclamativi nel suo entusiasmo. Così Martin Eden si è guadagnato un posto prima nella mia borsa e poi in uno scaffale. È rimasto nascosto in un angolo di libreria, tutto solo e racchiuso nella sua carta da edizione economica precocemente invecchiata. Si è fatto leggere un certo numero di anni dopo, corrispondenti a poche settimane fa. E questo perché sapeva che era il suo momento.  Martin Eden di Jack London

 

Martin Eden è una storia infelice, che ha fatto breccia con un piccolo tarlo nella mia felicità. Lui, il protagonista del libro, è un giovane marinaio californiano che nonostante la sua età ha già vissuto molte vite. E c’è una lei di cui si innamora nell’istante esatto in cui la vede. Solo che Martin Eden non è una storia d’amore; lo è forse solo in parte, nella misura in cui l’amore è la scintilla che spinge il protagonista a intraprendere il suo viaggio. Il fatto è che lei, nel suo benessere alto borghese, sembra porsi troppo in alto per Martin, che da quel momento è spinto dall’ambizione di elevarsi fino a raggiungerla.

Ora, che Martin sia (emotivamente) un povero fesso e abbia decisamente sopravvalutato la sua bella, che da tanti piccoli indizi risulta un po’ insulsa tra le righe di Jack London, lo si era capito subito. Comunque la cura di Cupido e la determinazione gli danno una forza quasi sovraumana per perseguire la sua ossessione. Remando contro ogni buonsenso e contro i consigli di mezzo mondo, lui non mira a raffazzonare un’istruzione da autodidatta per cercare un lavoro come impiegato, ma mira a diventare uno scrittore. Quindi, Martin Eden parla di un marinaio che smette di andare per mare e decide di diventare uno scrittore. Incidentalmente, c’è anche l’amore. Solo che la vera missione di Martin, persino prima che lui se ne accorga, smette di essere la conquista dell’amata, per diventare una sfida radicale contro la società.

Martin vuole essere ammesso al mondo borghese e intellettuale. La sua è una lotta all’ultimo sangue per la realizzazione dell’individuo contro la dialettica delle classi. Lo vedi mentre è impegnato a scrivere e sopravvivere alla povertà: ti sembra Atlante con il mondo sulle spalle, fatica ma non molla, sopporta tutto con orgoglio e crede sempre, disperatamente, che il suo successo sia a un passo di distanza.

Lo è, in effetti, ma per Jack London non c’è felicità nella sua hybris, ma solo un abisso di solitudine. “Avresti dovuto redimerti” dice, severo, l’autore al suo personaggio sventurato “invece hai cercato una rivalsa.” La fine di questo romanzo non vi piacerà: a me non è piaciuta. Eppure, è vero: è ruvida, la vita, per chi si allontana troppo dalle proprie origini e manomette la bussola della propria identità, mentre l’estraneità degli altri diventa estraneità a se stessi.

Comunque, anche se vorrei andare da Jack London e chiedergli la cortesia un finale diverso per questo ragazzo, Martin Eden ha rimesso in moto dentro di me il desiderio di scrivere. L’urgenza di dire: posso.

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