Middlesex: eredità ermafrodita

MiddlesexMiddlesex di Jeffrey Eugenides, Mondadori
Una lunga nuotata nell’abisso: l’abisso della consapevolezza e dell’identità, l’abisso dei segreti di famiglia nascosti dietro il velo dell’upper-middle class americana. La storia, lo sappiamo fin dalle primissime righe, è quella di una ragazza che un giorno si accorge di essere un ragazzo. A voler essere più precisi è un ermafrodito, sospeso per tutta la vita tra due identità speculari: Calliope Stephanides, prima Callie e poi Cal. La sua situazione estrema è la lente attraverso la quale leggere il peso dell’eredità genetica, che incombe attraverso i secoli come una spada di Damocle. Cal ha quarantadue anni e vive in Germania quando ripercorre la propria storia e quella dei propri antenati alla ricerca del significato profondo della propria essenziale tragedia. Di origini greco-turche, ma nata e cresciuta in America, Callie era figlia del melting pot americano e di svariati incesti che avevano permesso a un raro gene recessivo di manifestarsi.
Mentre ci racconta la storia dei suoi nonni e dei suoi genitori, Cal – narratore onnisciente in grado di sapere, descrivere e intuire molte più cose di quante dovrebbe conoscerne il suo personaggio – ne denuda senza pudore le gioie, gli amori, i dispiaceri e le miserie. Quello che resta attaccato alla pagina, al di là dei dettagli, è una profonda e complessa umanità, raccontata con amore filiale e con filiale rincrescimento. Dalla fuga dei nonni da Smirne fino alla sua riappacificazione col suo passato e col suo presente, seguiamo le vicende della famiglia Stephanides con un senso di pietà ed ineluttabilità e l’unico confronto letterario opportuno per questo sentimento viene proprio dalla Grecia classica – eredità non genetica che collega Eugenides e Sofocle.

E allora non vi rovino nessuna sorpresa se mi permetto di accennare alle lacrime che ho lasciato scendere sul finale catartico. Bellissimo.

3 Comments

  1. L'ho letto anni fa e lo ricordo ancora come uno dei romanzi che mi hanno più sconvolto e letteralmente "assorbito". Condivido le tue parole, mi hai fatto venir voglia di leggerlo un'altra volta!

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  2. Sì, è veramente notevole. Affronta un tema originale e potenzialmente scabroso e lo fa senza scadere mai nemmeno lontanamente nella trivialità, ma anzi portando alla luce aspetti esistenziali comuni a ogni persona.

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