A proposito di #StartUp: TendyBox e il perfetto mix di comunicazione e prodotto

Vi ricordate quando un ancora affascinante Mel Gibson, amante seriale dagli irresistibili occhi blu, si accorgeva di non avere capito un cazzo di quello che realmente vogliono le donne? In anni di onorata carriera sessuale, sentimentale, ma anche professionale, era passato immune attraverso decine, forse centinaia di donne che gli ronzavano attorno dalla mattina alla sera senza mai indovinare i loro desideri.

Vi ricordate quando arriva la prima svolta in What Women Want? Una rampante collega dell’agenzia pubblicitaria gli consegna una scatola colma di prodotti per il benessere femminile, sfidandolo a trovare un’idea per colpire il target. Quella scatola delle meraviglie colma di cerette, lacche e non mi ricordo quali altri cosmetici, per il povero Mel Gibson si trasforma in una fonte di indescrivibili torture. Al contrario, quelli di TendyBox l’idea per colpire il proprio target ce l’hanno tra le mani ed è proprio quella scatola di prodotti tanto temuta e odiata.

La TendyBox è stata presentata da Claudio Capitani in occasione #TTT07 di Roma nello spazio del COWO360, dove si è parlato della relazione che intercorre tra Startup e Social Media (date un’occhiata allo storify dell’evento per sapere quali siano stati i temi caldi della serata). E visto che c’erano in palio una decina di scatole del mese di settembre… non potevo proprio esimermi dal vincerne una! 😉 Nella foto sotto potete vedere l’unpacking.

Come funziona la scatola dei desideri? Ogni abbonata ne riceve una al mese per la cifra tutto sommato modica di di 14€: all’interno della scatola una selezione di nuovi cosmetici da testare. Solo lo spacchettamento rivela il contenuto della scatola, che è infatti una sorpresa per le TendyGirls.

E ora la domanda vera: perché funziona?

L’idea mi è piaciuta molto, perché credo che abbia nella sua semplicità i numeri per raggiungere un pubblico femminile vasto e molto orizzontale. Come è orizzontalmente apprezzata, per le donne di qualsiasi età e provenienza, la cosmesi.

L’esigenza: il bisogno di soddisfare la curiosità, che m’insegnano essere donna, è alla base di un’idea come questa. Non so voi, ma io sono una di quelle fanatiche della novità che quando entrano in un supermercato hanno occhi solo per ciò che non hanno mai visto. Va bene, io sono una vera maniaca della sperimentazione in qualsiasi ambito, ma quando si parla di bellezza siamo tutte alla disperata ricerca del prodotto definitivo per non invecchiare, per far risplendere lo sguardo, per questo o quel difetto. Non so quanti soldi ho speso alla ricerca del mascara perfetto, tanto per fare un esempio.

Word of mouth e social media: chiaramente si tratta di un settore nel quale il passaparola reale e virtuale è il mezzo più potente per la diffusione di un prodotto. Un po’ tutte le tematiche rosa sono al centro delle più vivaci community che popolano il web 2.0: bellezza, cucina e moda sono le regine incontrastate del buzz. E quindi la strategia social di TendyBox che penetra con volontà informativa tra le blogger e le influencer presenti su Twitter e con modalità amichevole su Facebook, parte sicuramente col piede giusto.

Il prodotto: il prodotto fa incontrare la curiosità femminile con la volontà delle case produttrici di prodotti di bellezza di entrare in contatto col proprio pubblico per proporre cosmetici nuovi. Anche nella forma la TendyBox arriva dritto al cuore delle ragazze: packaging vivace e ben identificabile, ma anche un po’ ruffiano con una citazione che coccola la femminilità di chi apre la scatola.

La parola alle ragazze che mi leggono: potrebbe funzionare? Vi abbonereste? Cosa ne pensate?

6 Comments

  1. Interessante: non sono una esperta del settore, quindi non ho idea di cosa ci possa essere in una box di quel prezzo, ma facendo due conti sul valore dei prodotti 14€ mi sembrano un po’ meno del prezzo effettivo presso i negozi. Personalmente troverei forse più interessante se si potesse mantenere la sorpresa entro un margine di prevedibilità: sai che la scatola ha sempre un certo tema o composizione, In modo da limitare il rischio di spesa a vuoto, Per lo stesso motivo la box ideale dovrebbe avere dei margini di personalizzabilità sulla base dell’età, dell’incarnato, del tipo di pelle… Ovviamente bisogna capire quanto questi perfezionamenti incidano sul costo per l’azienda.

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  2. Io non mi iscriverei. Da una parte è bello provare prodotti nuovi, ma è anche chiaro che per 14 € le persone si aspettano una certa qualità e convenienza. Nella scatola in questione vedo già – o è l’apparenza? – troppi campioncini. Non so se è il mondo delle aziende italiane che è chiuso, ma se confrontiamo le Box straniere con quelle italiane la differenza è abissale. Per lo stesso prezzo ci sono più full size o comunque prodotti molto più appetibili. Ricordo ancora una Box UK con un prodotto full size di NARS.
    In Italia, dall’esperienza dei competitors, noto una certa difficoltà ad attrarre brand importanti e mantenere costante la qualità del prodotto, chissà se TendyBox ce la farà (io chiaramente glielo auguro).

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  3. Per un’ovvia distorsione professionale del mondo, questo è l’aspetto che assimilo e che mi colpisce prima, anche se mi pare ci sia già una forza intrinseca del prodotto. 🙂

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  4. Grazie per il tuo articolo, sei andata dritta al cuore della questione social, del modello che rappresenta Tendybox e del nostro spirito.

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