Al posto tuo

Al posto tuo - I protagonisti

Quante volte avete desiderato vivere la vita di qualcun altro? Magari quella dell’amico che ce l’ha fatta e che fa il lavoro che voi avete sempre desiderato, ma non avete mai osato inseguire; oppure quella del coinquilino single, che ogni venerdì sera torna a casa con una donna diversa; oppure quella della vostra nemesi, di cui odiate tutto, tranne il modo in cui è riuscita a farsi strada nella carriera e nella vita. Nel film Al posto tuo, diretto da Max Croci e nelle sale da ieri, lo scambio di vite avviene tra due professionisti: il geometra Rocco Fontana (Stefano Fresi), sposato, famiglia numerosa, e l’architetto Luca Molteni (Luca Argentero), bello, modaiolo e single.

Così Luca deve entrare nei panni ingombranti di Rocco – e non perché lo desideri, ma per via dei fantasiosi metodi di gestione delle risorse umane dell’azienda per la quale lavora. Il soggetto – ve lo dico subito, ma in realtà ve l’avevo detto anche ieri – è stato scritto da un amico, Massimo di Nicola, che insieme a Umberto Marino ha anche curato la sceneggiatura: abbiamo diviso i banchi dell’università, molte serate al cinema e molte discussioni sulla cultura pop. Per farla breve, sono entrata in sala piuttosto emozionata: vedendo i titoli di testa passare su una scena che, in effetti, avevamo vissuto insieme – più o meno, si sa che gli scrittori tendono a romanzare tutto – mi sono un po’ commossa. Da sentimentalona quale sono, mi sarebbe anche potuta scappare una lacrimuccia, se non fosse che il film riesce a strappare fin da subito una risata.

Al posto tuo - Luca Argentero e Giulietta Rebeggiani

Lo scambio di vite è un cliché poco battuto dal cinema italiano, mentre a Hollywood è un fortunato luogo comune: l’uomo che diventa donna (Nella sua pelle), la mamma che diventa figlia (Freaky Friday), il povero che diventa ricco (Una poltrona per due) e via equivocando, in un illimitato gioco dei contrari. Al posto tuo lo adatta ai ritmi e alle maschere della commedia italiana: per passare da una vita all’altra non serve una magia, è sufficiente la trovata estrosa ma realistica di un capo dispotico. Una nella vita dell’altro i due protagonisti si trovano a fare i conti con i propri limiti e con le curiose abitudini del proprio rivale sul lavoro.

Al posto tuo - Stefano Fresi

Contrariamente a quanto ci si potrebbe attendere, il single accanito si gode lo scambio più del padre di famiglia, che si vede messo alla prova costantemente, sotto la pressione della gelosia e delle incursioni femminili. Tra una gag e l’altra, la commedia procede a un ritmo serrato, a volte a costo di lasciare indietro qualche buona trovata (avrei voluto più battute per la piccola Giulietta Rebeggiani!). Deliziosa, senza eccessi, sempre credibile, l’interpretazione comica di Stefano Fresi, che ho davvero adorato e che spicca sul resto dell’ottimo cast nel quale vediamo anche Ambra Angiolini nei panni di una moglie drago (ditemi che non sono così, vi prego!), Fioretta Mari che interpreta un’adorabile nonnina appassionata di burraco e di guida spericolata e Grazia Schiavo, l’esplosiva vicina di casa e amica di Luca.

In breve, Al posto tuo è un film leggero, che tra una risata e l’altra ci dice qualcosa che in fondo dovremmo sapere già: dietro a ogni persona, dietro a ogni vita, c’è una matassa di scelte importanti che rendono ciascuno l’eroe del proprio destino.

Immaturi – il viaggio

Esce nell’ultimo week-end utile per sfruttare il botteghino natalizio* il nuovo film di Paolo Genovese, sequel di quel racconto corale di cui mi sono innamorata a prima vista. Sarebbe un peccato, però, se qualcuno lo confondesse con altre vacanze e viaggi cinematografici… l’ho visto in anteprima e ve lo racconto, magari vi viene voglia di un cinemino della Befana nonostante il trailer un po’ buzzurro!
Immaturi: locandina orizzontale

*Un botteghino magro, magrissimo: dimezzato rispetto a quello dell’anno passato. Chi pensa sia solo colpa della crisi economica, però farebbe bene a ripassare il cartellone del Natale 2010. 

Uscendo dalla sala cinematografica, un annetto fa, il mio primo pensiero è stato: questi personaggi funzionano così bene che sarebbe bello farne una serie tv. Già mi immaginavo un prodotto brillante alla Boris, ma commerciale come Camera Caffé, insomma un prodotto da competizione a testa alta con la concorrenza d’oltreoceano. Così, sono stata contenta quando ho visto che sarebbe uscito questo sequel: non è proprio quello che avrei fatto io, ma conferma che ci avevo visto giusto. 🙂

Immaturi | Scena 4

 

Il viaggio degli ex immaturi ormai in possesso del diploma (ma non del tutto cresciuti sotto altri aspetti) è ambientato a poche settimane dal primo film, nel torbido caldo agostano della Capitale. Le evoluzioni dei protagonisti non sono scontate: si ristabiliscono gli equilibri e si stiracchiano i rapporti ricomponendo i pezzi del puzzle in modo da illuminare ciascuno in modo diverso. In alcuni casi questa riscrittura è estremamente proficua: con grande sorpresa il lato riflessivo è affidato alla figura di Virgilio (interpretato da Paolo Kessisoglu), che nel primo film sembrava un abbozzo superficiale e non del tutto risolto, mentre in questo acquisisce spessore e intreccia una delicata amicizia con Eleonora (Anita Caprioli – anche lei, rispetto alla precedente pellicola, acquista minuti e rilevanza narrativa). Un personaggio che invece nel primo film aveva attraversato un arco narrativo completo, ma che nel sequel sembra regredire, è la Francesca di Ambra Angiolini, francamente la meno credibile perché forse un po’ eccessiva. Per il resto: gli irreprensibili Giorgio (Raoul Bova) e Lorenzo (Ricky Memphis) sono tentati da due stratosferiche gnocche ispaniche, l’incorreggibile Piero (Luca Bizzarri) sembra trovare pane per i propri denti, mentre Marta (Luisa Ranieri) e Luisa (Barbara Bobulova) sembrano abbassate a comprimarie: funzionano come metà di un equilibrio di coppia, ma non hanno un grande peso individuale.

Immaturi | Scena 3

Una regia tecnicamente matura, trova nell’isola greca di Paros l’ideale complemento scenografico naturale. La colonna sonora è una punteggiatura usata con intelligenza e senza esagerazioni retoriche: stupendo il testo dell’inedito di Daniele Silvestri che si intitola proprio Il Viaggio – lo sto riascoltando proprio ora.

Immaturi | Scena 3

Un’ultima cosa e poi vi lascio. Se non avete visto Immaturi recuperatelo, perché anche se, come dichiara lo stesso regista siamo di fronte a un’opera piuttosto autonoma, sono abbastanza sicura che l’aver visto il primo aiuti a riempire di senso fino in fondo il secondo. Buona visione!

Immaturi | Scena 4

(Contro) Saturno contro

Saturno controLeggo sul Ciak di luglio che Ozpetek ha vinto il Ciak d’Oro per la miglior regia, e tutti si burlano di Tarantino che alcuni mesi fa aveva aspramente criticato il cinema italiano contemporaneo, contenti e felici. Ma parliamone…
Non vorrei tornare sulla tarantiniana polemica (che, in fondo, ha solo buttato nuova legna su un fuoco che ogni tanto si riaccende), ma solo chiedermi (e chiedervi) se un film come Saturno contro possa meritare di essere premiato. Ho visto l’ultimo film del regista turco dopo aver apprezzato Harem Suaré, adorato Le fate ignoranti e ammirato La finestra di fronte – mi sono persino bevuta con piacere il mistico Cuore Sacro. Quand’è così vai al cinema e ti aspetti la mano di uno che sa condurre le storie. Vai al cinema e trovi un ritratto della borghesia romana, dei suoi vizi e delle sue manie, di paure e relazioni fragili.
Un ritratto: statico, non un racconto. Una fotografia sfibrante, un brodo di due ore che si sarebbe potuto restringere in un corto di 10 minuti e nessuno avrebbe perso niente. Dialoghi prolungati e ripetitivi e alcune battute così fuori luogo da far cascare le braccia a terra. Sequenze infinite in cui i personaggi camminano insieme, inutili lungaggini travestite da poesia visiva. E, tutto questo, senza una storia: i personaggi non si evolvono, la trama non ha un vero sviluppo, non ha punti di svolta, non ha finale, se vogliamo. Ha solo un grasso, esasperante nucleo centrale.
La rabbia è sollevata dal fatto che il film avesse ben altre potenzialità: un cast interessante in cui collaudati attori come Margherita Buy (perfetta nel ruolo di moglie e psicologa) e Stefano Accorsi, si affiancano alle sorprendenti prove di volti televisivi come quello di Ambra (per me, che in quinta elementare vedevo Non è la Rai, non avrà mai un cognome) e di Luca Argentero; un regista che, quando non dorme sugli allori, fa cinema. E poi soldi ragazzi, che vengano dal product placement o solo dalle porte che il nome apre nelle case di produzione, soldi che si notano nelle caratteristiche tecniche del film e nella cura dei particolari. Premio alla miglior regia… premio al miglior aborto.

Indicazioni terapeutiche: efficace pro-memoria su cosa possa diventare il cinema italiano cosiddetto d’autore nel caso di ipertrofia della personalità dell’autore stesso e atrofia delle tecniche narrative. Assumere solo in caso di necessità. Controindicazioni: potrebbe stimolare l’aggressività in soggetti affetti da cinefilia: studi di laboratorio hanno dimostrato che dopo la visione di questo film alcuni spettatori volevano andare a tirare le pietre sotto la casa del regista.