Odio l’autunno

Se l’autunno non mi piace non è colpa del sole che si nasconde dietro le nuvole, anche se devo riconoscere una certa componente metereopatica nella mia personalità. Non è nemmeno colpa delle temperature calanti che, anzi, finite le giornate di mare e ricominciato il lavoro a pieno ritmo, sono più che benvenute. La colpa è tutta del cambio di stagione. Quello nell’armadio, intendo. Se non hai un armadio abbastanza spazioso il cambio di stagione è un rituale al quale devi piegarti due volte l’anno. Sono single, ho un armadio a sei ante, quindi si potrebbe supporre che questa necessità non mi riguardi. Eppure non è così – nonostante ciò sono sempre convinta di non avere nulla da mettere. Così intorno ad aprile e a ottobre devo fare il balletto della selezione, imballaggio e recupero dei vestiti. Ad aprile è praticamente una festa: l’inverno è alle spalle, una nuova estate sta per cominciare e l’unica preoccupazione è capire quanti chili bisogna perdere ancora per poter indossare dignitosamente il costume. A ottobre, se non sto attenta, una malinconica nostalgia si infila tra i vestiti e la polvere prendendomi alle spalle a tradimento.

Ieri ho messo via tutti i baccanali estivi, le canottiere allegre e i bikini e ho riportato alla luce i vestiti invernali, i residui fossili di un amore eterno che è passato, i cappotti pesantissimi e le sciarpe. Mentre guardavo sfilare un anno attraverso scarpe, gonne e altre-cose-che-insomma-ci-siamo-capiti, mi sono resa conto di avere un potente dejà vù emotivo. Come un anno fa, è arrivata una folata di ricordi morti. In autunno il presente sembra appannato da un senso d’immobilità e il futuro, quello, sembra proprio non volere arrivare. Così sono inevitabilmente tentata di fare come Euridice, voltandomi verso un ideale coniugato al passato. Quest’anno ho deciso: il passato è dietro di me, il presente è pieno di cose meravigliose e l’inverno sta arrivando e porterà il futuro. Punto.