The Town: Affleck si fa in tre… e perde qualche punto

The TownCon Gone Baby Gone del 2007, Ben Affleck aveva esordito alla regia in modo più che convincente e non banale; d’altra parte, avevamo già avuto modo di apprezzare le sue qualità anche dietro le quinte di Will Hunting – Genio ribelle, sceneggiato a quattro mani con l’amico Matt Damon. Purtroppo con The Town egli si situa al di sotto delle aspettative che era riuscito a creare: perde originalità e acume nello sforzo di lavorare sia davanti che dietro la macchina da presa.

Ho scritto questa recensione per Cinema 4 Stelle: continua a leggerla.
Indicazioni terapeutiche: stimola la riflessione su come fattori esterni e ambientali possano influenzare l’individuo. Attenzione: un Ben Affleck romantico e rimesso a nuovo a colpi di palestra potrebbe stimolare gli ormoni femminili.

Una critica per caso: diario della Mostra del cinema Venezia 2010 – 7 e 8 settembre

Ballata triste dell'odio e dell'amore
Presentato ieri in presenza del regista, del cast del film e della giuria di Venezia 67 (Quentin Tarantino incluso nel prezzo) il film Balada triste de trompeta… e io potrò dire io c’ero!!! Se non ci credete, potete sempre dare un’occhiata alle foto che ho scattato.
All’altezza delle mie aspettative e forse persino più in alto, la pellicola del regista spagnolo Alex de la Iglesia è visionaria, tragica, eccessiva, violenta, commovente e a momenti persino trash. Una pellicola complessa, i cui protagonisti si sviluppano su diversi e contrastanti livelli e il cui intreccio si muove sui paradossi e le contraddizioni della vita e della psiche umana. Alcune scene sono da restarci secchi e il finale lascia senza fiato: il pubblico in sala l’ha seguita con una partecipazione da stadio e Tarantino è uscito dalla sala con un ghigno di soddisfazione. Tifo per il Leone d’oro.
Nemmeno questa volta sono riuscita a chiedere a QT di sposarmi, temo che dovrà tornare in America a mani vuote. Peccato! Oggi ho cominciato la mia giornata con un nubifragio che per poco mi impediva di arrivare al Lido e dopo aver preso il vaporetto mi è venuto il mal di mare… e non mi è ancora passato. Aldilà di questi trascurabili dettagli di colore personali, il primo film della giornata è stato The Town, il secondo film della famiglia Affleck in mostra. Ben Affleck scende un po’ al di sotto delle potenzialità che aveva dimostrato sia in Will Hunting – Genio ribelle come sceneggiatore, sia nella sua prima regia Gone, baby, gone, facendo un film senza infamia nè lode, in tutto simile a molti action già visti. In conferenza stampa afferma di aver preso in qualche modo spunto dall’italiano Gomorra per raccontare come un luogo possa in qualche modo frenare e rendere difficile il cambiamento individuale, risucchiando un uomo in una spirale di criminalità e violenza.

Daredevil: il supereroe con la faccia di bronzo

Daredevil
Devo ammettere che io con Ben fustacchione Affleck non ho un bel rapporto. Sarà perché per me è l’esempio perfetto della faccia di bronzo inespressiva, sarà perché è più famoso per i suoi amori che per le sue interpretazioni… non saprei.
Io questo Daredevil con Ben supereroe cieco – e meno male che era cieco: gli hanno risparmiato la fatica di avere un’espressione nello sguardo – proprio non l’ho apprezzato. Anche a voler mettere da parte il mio amore per il suddetto salame parlante, il film non si salva. Il piattume della storia e dei suoi protagonisti è solo vagamente colorito dalle trovate spettacolari.
La superficialità è quasi imbarazzante: i conflitti interiori dell’eroe anzichè essere drammatizzati sono liquidati con qualche battuta risibile. I dialoghi sembrano scritti da un ragazzino di terza elementare. E le truzzate ci potrebbero pure stare, se solo fossero alleggerite con un po’ di ironia – Colin Farrel fa la parte del re dei truzzi, e ci sta pure molto bene!
Attenzione, non è che sia tutto da buttare, ci sono due o tre battute divertenti e la trovata dell’incontro amoroso attraverso le arti marziali è interessante. Gli effetti speciali e il montaggio, non sono male, anzi. Per i maschietti c’è anche quella gnocca pazzesca di Jennifer Garner nei panni di Elektra. Comunque, salvato il salvabile, non ne rimane abbastanza per stare davanti allo schermo per circa due ore (dipende dall’edizione, c’è anche una directors cut!).

Indicazioni terapeutiche: può provocare difficoltà digestive.

Smokin’ Aces: un tripudio di carne al fuoco

Smokin' AcesBuddy “Aces” Israel (Jeremy Piven) è un mafioso sta per entrare in un programma di protezione testimoni. Mentre il suo avvocato contratta le condizioni con l’FBI, lui si chiude in una suite regale con cocaina e fornitura costante di puttane. Ma ci sono molte persone che desiderano trasformare il festino in una occasione per fargli la festa…
Un divertissement, un gioco corale in cui regista e attori vogliono solanto fare spettacolo – un po’ nello stile di Ocean’s Eleven, ma con ingredienti diversi. Montaggio serrato, in cui nessi semantici secondari uniscono le voci e creano paralleli: in un sincronismo vorticoso le ultime 48 ore di Aces diventano un balletto di violenza, sangue e sesso (più alluso che consumato). Godibilissime le scene di sparatorie e stragi, nazi-sicari assetati di sangue e Lupin-killer con incredibili travestimenti in schiuma di lattice. Battute molto molto cattive, da ridere con un sorriso allo zolfo.
Il cast acchiappa-massa funziona molto bene, persino Ben Affleck stavolta non sembra un grosso salame. Andy Garcia, Ray Liotta e Ryan Reynolds fanno la loro parte, proprio come ci si aspetta. Alicia Keys è sorprendente e molto sexy. Jeremy Piven, abituato a film leggerissimi o a ruoli televisivi, se la cava, credibilissimo soprattutto nella fase calante. Manca un protagonista con cui identificarsi, che regga le trame della storia: è un continuo avvicendarsi di possibili primi-attori, che possono anche morire dopo mezz’ora. Insomma più di un’ora e mezza di decoprressione, sanguigna, eccessiva, violenta.  Senza impegno. L’unica cosa che non mi a convinta è stato il finale con spiegone*, che mette insieme tutti gli elementi e dipinge il quadro con una fantasia improbabile quanto superficiale, come fanno i bambini col pennarello magico**.
*Spiegone: è il personaggio che sul finale arriva e ti dice che non hai capito un cazzo e ti spiega tutti i dettagli del film (per es. finale di Vanilla Sky).
**Pennarello magico: quando eravate piccoli avete mai giocato con quegli album da colorare che si colorano con un solo pennarello trasparente e i colori vengono dalla carta? Grande delusione quando scoprii che il pennarello non era affatto magico e che lo stesso effetto si poteva avere con un cotton fioc bagnato d’acqua, per esempio.
Indicazioni terapeutiche: forte iniezione di adrenalina, tanto più potente in quanto nonsense.