29 cose (ancora) da fare prima dei 30

Cose da fare prima dei 30

Avrei dovuto pubblicare questo post una settimana fa esatta, cioè il giorno in cui il mio piedino da Cenerentola calzante 36 ha mosso il primo passo fuori dal ventinovesimo anno d’età entrando nel trentesimo. Ci sono molte cose che cambiano tra i 20 e i 30 anni, ma i primi passi davvero importanti, ormai, sono tutti slittati nel decennio 30-40. Parlo di tutte le cose che fanno di una ragazza una donna inequivocabilmente adulta, allontanandola dalla categoria dei ggiovani con la doppia G. Su questo decennio ricco di traguardi e scelte importanti, mi ha fatto riflettere un’amica neotrentenne nel giorno del suo compleanno.

Mi piace l’idea di punteggiare questo passaggio con piccoli obiettivi, una sorta di to-do-list lunga un anno intero, come dice il titolo. Il macro-obiettivo sottinteso a tutta questa pappardella è questo:

Levare le ancore, tutti i giorni
L’ancora è un oggetto bellissimo, perché ti permette di stare fermo e sentirti sicuro, anche quando tutto intorno a te sembra instabile. L’unico problema è che l’ancora diventa zavorra quando si smette di immaginare l’orizzonte successivo. Levare le ancore tutti i giorni è un modo per spostare tutti i giorni la linea di confine della propria comfort zone, come direbbero gli americani.

Sunset sailing

1) Fare una passeggiata senza meta in un giorno in cui credo di avere troppe cose da fare. Questo sembra un controsenso, ma mi vengono in mente tutte le cose che faccio male per la fretta, tutte le calorie che brucio per lo stress (questo non è male) e tutto il tempo che perdo involontariamente (anche solo a lamentarmi). Voglio provare a scombinare tutto: accorciare il tempo mettere in ordine le idee e notare che alla fine tutto trova una soluzione nella calma. [Ok, considerando il mio pragmatismo e la tendenza a correre da una parte all’altra come il Bianconiglio, questa forse non è la più semplice delle 29 cose da fare prima dei 30.]

2) Andare in palestra tutti i giorni, per una settimana intera. Non dico tutti i giorni tutto l’anno, perché sarebbe una sfida persa in partenza, ma almeno per una settimana, devo dimostrare a me stessa che posso fare almeno una cacosissima mezz’ora di cardio per sette giorni di seguito.

3) Fare un viaggio in almeno un Paese extraeuropeo. (Forza, indovinate quale!)

4) Studiare qualcosa che ho dimenticato. Vorrei passare una settimana ad approfondire qualcosa di utile che si è vaporizzato tra le nebbie della mia attempata memoria.

5) Fare un disegno. Solo per vedere se so ancora mantenere in mano una matita.

6) Aiutare qualcuno a trovare un talento sprecato. Non so bene chi o cosa, ma voglio incontrare qualcuno e dirgli/dirle: questo lo puoi fare.

7) Scrivere una lettera alle dieci persone che sento più vicine. Questa non è facile, perché visto che l’ho scritto qualcuno potrebbe aspettarsi una lettera che non arriverà, ma, insomma, l’idea non è quella di fare una di classifica dei sentimenti che mi legano alle persone, ma quella di prendermi cura delle relazioni in un modo speciale, anche se queste persone sono presenti nella quotidianità.

8) Dire più no. Vi dico un segreto: io ero quella che al liceo faceva i compiti e li faceva copiare a qualcun altro, non per generosità, ma per l’ansia di essere accettata. Io sono ancora quella che dice troppi sì, per l’ansia di piacere alla gente. Il problema è che io voglio essere quella che dice i sì per scelta e con convinzione. Il che implica qualche no.

9) Prendere la patente. Se sei tra i pochi che non sanno che non ho la patente, puoi già smettere di sgranare gli occhi: sì, ho 29 anni, una laurea, un lavoro, un fidanzato e una casa e non ho mai preso la patente. Non ci ho mai nemmeno provato. Questo è il vero motivo per cui giro sempre con i mezzi pubblici, non è che sia tanto virtuosa. Mi sembra sia arrivato il momento di cambiare.

10) Comprare una bicicletta. Anche una bici scrausa (che tanto con la fine che fanno le bici qui a Roma!) per fare due pedalate nel quartiere nelle giornate di primavera. (Gli ultimi due punti non sono una rivolta contro l’ATAC.)

11) Scrivere un capitolo 2. C’era una volta, tanto tempo fa, una ragazzina che desiderava diventare una scrittrice. Tra i tanti doni di questa ragazzina non c’era, evidentemente, quel tanto di costanza e determinazione che porta dal capitolo uno al capitolo due. La ragazzina fece, negli anni, diversi tentativi, accumulando abbastanza incipit da scrivere Il castello dei destini incrociati 2 (col permesso di Calvino e dei suoi eredi). Ora, sulla soglia dei trenta, è arrivato il momento di scrivere un capitolo due, che dite? Altrimenti giuro, a trent’anni vado a smacchiare leopardi.

12) Mangiare un cibo esotico impensabile. Tipo formiche, cavallette, muffe dai colori inquietanti. Il compito è reso più difficile dall’avere già mangiato le rane.

13) Fare un regalo di non-compleanno a qualcuno che non se lo aspetta. Questa è una cosa che ho già fatto altre volte, ma fa sempre piacere e poi -ehi!- dovrò pure arrivare alla fine della lista.

14) Scrivere una cosa bella senza pubblicarla, twittarla, condividerla in alcun modo. Così se per caso muoio famosa, ci sarà nel cassetto un inedito: una cosa che ormai è estremamente retrò. Tanto non morirò famosa, ma in ogni caso saranno parole solo mie.

15) Leggere di più, giocare meno a Ruzzle. Perché le parole sono migliori se hanno anche un senso. E non ti fanno litigare col tuo fidanzato.

16) Passare una giornata a letto senza essere malata. Per questa mi serve un aiutino. 🙂

17) Dormire in spiaggia. Alla faccia dell’umidità e visto che non l’ho mai fatto… now or never!

18) Andare in un posto in cui non vado da anni. Non so, tipo alla scuola elementare, in qualche posto dove giocavo con i miei cugini quando avevo l’età per indossare tute da ginnastica chiamandole canadesi (gli amici sardi capiranno) o dietro la palestra delle scuole medie.

19) Costringere il mio ragazzo a vedersi un film romantico con happy-ending. Non per altro, perché così ho qualcosa da fare stasera.

20) Realizzare una fantasia infantile. Di quelle fantasie strampalate che per decenza anneghi nella normalità superati i dodici tredici anni: la prendo e vedo come esce adesso che sono abbastanza grande per essere matta con buongusto.

21) Trovare una frase che per me conta qualcosa e scriverla sul muro. Ok, potrei fare un tatuaggio, ma non ne ho il coraggio e nemmeno il desiderio, tanto da casa mia ci passo quasi tutti i giorni.

22) Comprare i biglietti e partire a sorpresa nel giro di 24 ore. Tutta la vita che sogno di farlo, tutta la vita che mi sembra di non averne il tempo o di non avere i soldi o che non sia il momento. Voglio una scena alla Mago Merlino, del tipo: “Honolulu, arrivoooo!”

23) Comprare una luce in più per la sala da pranzo. Non è nulla di trascendentale, ma l’idea di andare di nuovo all’IKEA mi spaventa, solo che qui a scrivere in penombra me sto a ciecà.

24) Dare a una persona che non vedo da tanto tempo, la possibilità di stupirmi. A volte trovo agghiacciante la consapevolezza che per certe persone io sarò sempre la stessa di due, quattro, cinque, dieci anni fa. Credo sia lo stesso per gli altri: tutti cambiamo, ma non tutti sono aperti a vedere il nostro percorso. Voglio provare a riconoscere il cambiamento in qualcuno che per me è ibernato nel passato.

25) Avere il coraggio e la fiducia di mostrare la mia felicità tutti i giorni. Questo, più che una cosa da fare, è un impegno bello tosto.

26) Cucire un bottone. Anche se poi la cucitura dovesse ricordare i vestiti della famiglia Flinstone (o le cicatrici di Frankenstein).

27) Fare un pacchetto regalo e lasciarlo su una panchina. Un pacchetto pieno, mica vuoto, e trovare una posizione per vedere che succede. Vi ricordate quella storia dei piccoli gesti a catena che migliorano la giornata di tante persone? Facciamo un po’ di sperimentazione sociologica.

28) Leggere un libro in spagnolo. Proverò a capire almeno l’80% di quello che c’è scritto e a immaginare il resto.

29) Costruire le basi per un cambiamento importante. (Work in progress) 😉

Stampo questa lista e la metto dentro un barattolo: 18 marzo 2014, io nun te temo!

Cattivi propositi per il 2012

Di buoni propositi sono piene le timeline, i blog e ovviamente non manca l’hashtag #buonipropositi. Non manca chi si lamenta dell’inflazione di buonismo e chi si propone di non avere propositi. L’anno scorso scrissi un post illuminato con il neon dell’ottimismo, con cui tiravo le somme su un anno, il 2010, che mi sembrava si chiudesse veramente bene. L’unico proposito per il 2011 lo accennai senza scriverlo, come se fosse un desiderio espresso in silenzio davanti all’illusione di una stella cadente e, in effetti, fece la stessa fine dei desideri non esauditi di milioni di persone che restano col naso per aria. Sapendo che nessun buon proposito resta impunito, in quest’anno che inizia con l’ombra dell’inflazionato calendario Maya e di un 2011 piuttosto deludente e amarognolo, mi permetto di appendere il nuovo calendario con una botta di cinismo e di cominciare con 12 cattivi propositi per il 2012.
Cattivo ragazzo: Alex in Arancia meccanica
  1. Fare fuori le persone nocive. No, non diventerò una specie di giustiziera alla Lisbeth Salander, non ho intenzione di ammazzare nessuno – per il momento. L’idea è più che altro quella di allontanare scientificamente e senza pietà tutti gli individui che volenti o nolenti mi feriscono, se non altro quando la scelta è in qualche modo tra me e loro.
  2. Coltivare i vizi. Non tutti, solo alcuni. Giusto per non sentirmi una cretina completa se, verso la fine dell’anno, un secondo Big Bang dovesse sorprenderci dimostrando che in fondo le vecchie profezie sono più credibili delle promesse dei nostri politici.
  3. Essere meno disponibile. Anche questo proposito si deve intendere in senso relativo, non assoluto: in pratica significa più paletti, meno regali – specialmente regali che col tempo diventano consuetudini per cui non è prevista nemmeno la gratitudine.
  4. Non credere a nient’altro che ai miei sensi. Compreso il sesto.
  5. Chiudere il telefono in faccia a chi se lo merita.
  6. Smettere di amare troppo. E iniziare ad amare poco e niente.
  7. Essere irresponsabile. Almeno, esserlo nella misura in cui quest’atteggiamento mi aiuta a santificare l’istinto senza pensare troppo al futuro. [Tanto puoi essere responsabile quanto vuoi, che basta una crisi mondiale a sfanculare i tuoi progetti.]
  8. Ingrassare. Alla faccia di tutti quelli che si mettono a dieta.
  9. Imparare a chiedere. Sfacciatamente, senza pudore.
  10. Tirare i dadi, puntare tutto e accettare quello che succede. Tutte le volte che può servirmi a imparare qualcosa di nuovo, tutte le volte che può farmi sentire viva.
  11. Riservarmi la possibilità di contraddire me stessa. Così se per caso i cattivi propositi dovessero essere efficaci quanto quelli buoni potrò sempre appellarmi all’idea che la coerenza non sia un obbligo né una virtù.
  12. Buttare i manuali, persino questo. E seguire le strade che mi si aprono davanti.

PS: sì, questo è un post programmato con studiato anticipo e quindi no, non mi sono messa a scrivere mentre gli altri si ubriacano e si scambiano gli auguri. Probabilmente, a quest’ora sarò abbastanza brilla anche io, solo che mi sembrava carino far uscire questo post proprio a mezzanotte, come il tappo di spumante, il fuoco d’artificio, come la fine del conto alla rovescia, come un messaggio a tutti quelli che oggi e nei prossimi giorni passeranno da questo blog e ai quali auguro, nonostante le premesse, un meraviglioso – stupefacente – 2012!

31 dicembre 2010

Ultimo giorno del primo decennio del secolo, ultimo foglio del calendario, ultime ore del 2010. Alla fine è solo una data come un’altra, ma ripiena come un tacchino di aspettative, bilanci, buoni propositi e rimpianti. Posso già dire di essere una ragazza fortunata: di rimpianti non ne ho nemmeno uno, di buoni propositi uno solo (ho accuratamente evitato di fare la mia lista 2011, ma questo impertinente si è autoinvitato alla festa), di aspettative non troppe e infine, se faccio un bilancio, il mio 2010 non è stato poi malaccio.
Un bilancio, però, sarebbe davvero difficile da fare, quindi provo a raccogliere un po’ di cose, in ordine sparso.
1) Un oggetto. La valigia. Per i posti che ho visitato, ma anche perché mi sono lasciata riempire e svuotare, restando sempre la stessa. In fondo, è anche quello che sto facendo in questo momento: prendo un anno intero e lo infilo nel mio bagaglio a mano.
2) Un giorno. Il giorno del mio ventiseiesimo compleanno. In quest’anno di rossetti rossi in segno di lutto e di felice instabilità, il momento in cui ho intuito due o tre cose importanti.
3) Un posto. Venezia. Un rapido morso della vita che vorrei.
4) Un libro. Sextrology. Ci sarebbero libri decisamente più belli o che mi farebbero fare una figura migliore, ma quando si sceglie la propria bibbia bisogna restare fedeli.
6) Qualcosa di immateriale. La stima in me stessa. Rinnovata, accresciuta, maturata.
7) Un video. A che punto sono? Forse solo oltre.
8 ) Una canzone. Col nome giusto. Perché questo è stato l’anno del mio primo concerto della Cantantessa. Anche.
9) Una citazione. “Se vuoi qualcosa nella vita, datti da fare e prendilo.” Into the Wild

10) Un’opportunità. “Diamoci la possibilità di conoscerci di nuovo, solo questo.” Ho detto, ed era il 10 ottobre. Ed eccoci qua, di nuovo.

Bilancio dell’anno 2006

Finisce un anno, ne inizia un altro: è tempo di classifiche e bilanci.
Il 2006 è stato l’anno della casa nuova, dove ho trovato una sorellina “di scorta” e un’amica saggia. Abbiamo diviso piccole follie e serate strampalate, grandi abbuffate da ‘zio Mario e confidenze intime. Abbiamo avuto momenti di tensione e di grande complicità. Abbiamo mischiato gli amici… grazie!
Nel 2006 sono transitate tante persone… passaggi brevi, incroci appiccicosi, persone che non so che fine abbiano fatto. Per certi versi è stato l’anno del fluido non-tempo, dell’effimero, della mancanza di legami forti. L’anno degli esperimenti e di alcune prese di coscienza.
L’anno dei concorsi letterari, dei lavoretti, dei concorsi letterari, dell’incontro con il circolo, della laurea. L’anno in cui ho provato di tutto, mi sono data da fare come se volessi dimostrare a me e agli altri che ce la metto tutta, che faccio, mi impegno… Non sapevo quale sarebbe stata la direzione che avrei preso, per questo andavo dappertutto.
Quest’anno si è allargata la distanza tra Roma a la Sardegna. E ogni volta sono rimasta più lì che qui.
Al 2007 regalo un bel compitino. Dopo questo (anche divertente) sbandamento esistenziale, vorrei orientare la mia freccia.
E stasera faccio qualcosa che non avevo mai fatto!