13 Assassins: Miike e i samurai

13 assassiniTakashi Miike, il regista giapponese che, forse perché viene dal mercato dello straight to video, è più prolifico di Roger Corman, noto al grande pubblico italico per i suoi horror (Audition, The Call – Non rispondere) è un regista che non teme di osare con generi diversi, dal thriller sanguinario Itchi the Killer a Yattaman, tratto dall’omonimo anime, fino alla commedia nera Visitor Q. All’ultima edizione del Festival di Venezia Miike ha portato il supereroe sui generis Zebraman(sia l’originale del 2004 che Zebraman 2 sono stati proiettati nel corso delle notti al Lido) e il più impegnato film in costume 13 Assassins, che ha concorso per il Leone. Ambientato nel Giappone feudale, il film racconta l’epopea di tredici uomini che si opposero al dispotico potere del signore Naritsugu
Ho scritto questa recensione per DoppioSchermo: continua a leggerla.
Indicazioni terapeutiche: fortemente indicato agli amanti della cultura nipponica, il film contiene guizzi sanguinolenti del geniale Miike.

Mr. Vendetta: l’orologio della violenza

Mr VendettaChan-Wook Park vive di estremi: violenza che si infila come una lama negli occhi dello spettatore, dolore ingiusto e profondo, amore tenero, puro, intenso. Questa sua storia è al di là del bene e del male, una storia in cui tutti sono innocenti e tutti sono carnefici. Mr. Vendetta riesce ad essere poetico e depravato, insieme: se non l’avete visto, preparatevi a farlo entrare nelle vostre viscere.
Mr. Vendetta è un’esperienza dolorosa, bellissima, seducente. Ho aspettato un bel po’ prima di scriverne, ho atteso che si dileguassero le immagini, che in me si asciugasse la pena, per trovare la lucidità e decidere cosa dire. C’è moltissimo e niente da dire: questo film va vissuto, immergendosi nella palude di quei fotogrammi rigorosi, di quelle vite violentate con abbacinante perfezione formale. L’isolamento espressivo del sordomuto Ryu, la malizia spontanea della sua fidanzata, il dolore che esplode negli sguardi dei protagonisti, l’innocenza naturale della bambina: gli interpreti di questo film ci risucchiano in un mondo.
Questo film trascende i generi: passa attraverso l’action, il drammatico, il thriller, porta con sé battute ironiche da commedia sadica e poi sfocia nella tragedia. La tripla spirale vendicativa ricorda l’architettura shakespeariana dell’Amleto: le vendette si rincorrono e si incastrano l’una nell’altra fino alla distruzione totale. Non c’è ammenda, non c’è catarsi, non si può sfuggire una volta innescato il meccanismo.
Sono estasiata.

Indicazioni terapeutiche: il benefico sollievo di un pugno allo stomaco, centrato in pieno.

Zatoichi: il giocattolo antico di Kitano

Zatoichi
Provate a immaginare un eroe nazionale interpretato attraverso sprazzi di dissacrante comicità. Provate a sovrapporre l’eleganza minimalista della cultura nipponica e qualche scena splatter. Infilate un allegro tip tap e una storia di vendetta nello stesso film. Zatoichi è un po’ tutto questo.
Si ha l’impressione che Takeshi Kitano abbia fatto un film in costume solo per prendersi il gusto di mescolare le carte poi osservare, sornione, il risultato. Sono rimasta affascinata da questo gioco che prende la storia di un samurai e la plasma su toni contemporanei, Zatoichi è un film che va oltre il folklore nazionale, asseconda il gusto occidentale e lo sposa con la poesia orientale, senza rischio di divorzi.
Indicazioni terapeutiche: particolarmente indicato per soggetti che amano la cultura nipponica.

In the mood for love: in the mood for… sleep?

In the mood for loveUn’ora e mezzo che si moltiplica infinitamente, uno di quei film dei quali, dopo un quarto d’ora, stai già a chiederti quando arriverà la fine. Una fotografia poetica, evocativa, giocata sulle luci e sulle ombre che cadono sui protagonisti, sui vicoli bui, sugli interni ripresi da un occhio ostentatamente voyeur. Dialoghi che sembrano andare oltre il significato contingente ed esprimere voci dell’amore universale. Ma… una  staticità insopportabile, una storia che fluisce alla moviola. Due protagonisti incapaci di prendere per i capelli la propria situazione, due tristi fantasmi.
Anche in questo caso, me lo sarei dovuto aspettare: dello stesso regista avevo già visto 2046, che aveva avuto su di me lo stesso risultato: un pesante colpo di sonno!

Indicazioni terapeutiche: distensivo indicato per soggetti molto pazienti, che hanno scelto la flemma come stle di vita, che fanno sport come il pilates o lo yoga, possibilmente affascinate dall’oriente, dai suoi colori, dai suoi sguardi, dalle sue filosofie.