Una vita tranquilla: morire, tornare a vivere e morire di nuovo

Una vita tranquillaRosario (Toni Servillo) ha scelto la via della fuga dal passato. Ha scelto di nascondersi lontano, facendo finta di essere morto. Ha lasciato la sua famiglia in Campania dove la camorra lo cercava per ucciderlo e si è rifatto una nuova vita in Germania. Ha un ristorante italiano in mezzo al verde teutonico, ha una moglie biondissima e un figlio per il quale è già troppo vecchio.
Una vita normale, insomma, tranquilla. Ma non basta cambiare nome, cambiare moglie, cambiare nazione per sopravvivere al proprio passato, perché esso è pronto a riemergere come freudiano rimosso e a sommergerlo dei suoi peccati e di quelli della sua genia.
Un thriller/noir teso, cupo, drammatico. Giocato sui contrasti tra due realtà: il rifugio e la mite famiglia tedesca e l’onda di violenza causata dal rigurgito che viene dal passato. Perché anche se il protagonista decide di assolversi, il resto del mondo non lo fa e forse nemmeno dio, se esiste. Applauso al regista Claudio Cupellini, che aver co-firmato film collettivi come Sei pezzi facili e 4-4-2 e una commedia disimpegnata come Lezioni di cioccolato, passa a esprimere il proprio talento con un film più impegnativo, che mescola in maniera sapiente almeno tre generi (noir, thriller, drammatico), regalando allo spettatore un punto di vista profondo su come la camorra si radichi negli individui e nelle generazioni.

Indicazioni terapeutiche: pillola amaramente determinista, cura per chi ama dire che la mafia non esiste e per chi ne disegna confortanti confini regionali.